Rivista Italiana di Teosofia

Rivista Italiana di Teosofia

by Società Teosofica Italiana
Season 2022

Il simbolismo dell’arca - Diego Fayenz

Articolo del mese marzo-aprile 2022 Il simbolismo dell'arca, di Diego Fayenz, legge Mattia Lugarà E' questo il titolo di un approfondimento di Diego Fayenz, Presidente del Gruppo Teosofico di Trieste, che si sofferma innanzi tutto sul significato del simbolismo dell'arca, anche dal punto di vista teosofico, sottolineandone i collegamenti con la ricerca spirituale e l'anelito alla comprensione dei processi legati alle origini del mondo. Scrive Fayenz: "Molti déi solari venivano talora chiamati "arcageti", nati dall'arca, nati cioè dalla divina Vergine Madre, la "nave della vita" che porta i germi di tutti gli esseri attraverso lo sconfinato universo". L'articolo analizza i simboli dell'arca nella declinazione di varie culture ed approfondisce il collegamento alle diverse leggende del diluvio, diffuse in tutto il mondo, leggende probabilmente legate alla misteriosa realtà della scomparsa di Atlantide. Conclude Fayenz: "La tomba di Gesù, che san Luca descriveva come "un monumento tagliato in una roccia, nel quale nessuno era stato ancora posto" è probabilmente l'ultimo esempio di arca, nella quale, vista la grandezza dell'iniziato, nessuno avrebbe potuto precederlo".

Eutanasia - Barend Voorham

Articolo del mese marzo-aprile 2022 Eutanasia, di Barend Voorham, legge Francesco Pisani La Rivista Italiana di Teosofia di marzo-aprile 2022 pubblica l'interessante contributo di Barend Voorham per un approfondimento del tema dell'eutanasia, vista da un punto di vista strettamente teosofico. L'analisi dell'autore parte dalla realtà attuale, vista anche sotto il profilo giuridico e mira ad indagare i riflessi dell'eutanasia collegandola dunque alle conoscenze teosofiche: il significato del principio di vitalità e la sua funzione nella vita; il passaggio nel kamaloka, nel momento successivo alla morte fisica; il significato del karma e la sua interazione con l'essere umano. Barend Voorham esprime un costante e massimo rispetto per la sofferenza umana ma esprime dubbi sull'opportunità di interrompere arbitrariamente il fluire della vita. Esprime inoltre la massima attenzione per la vita degli anziani e analizza profondamente il ruolo del libero arbitrio. L'articolo si conclude con la citazione del breve racconto di Leone Tolstoj intitolato "La morte di Ivan Ilyich". Il protagonista è una persona di successo, dedito ai piaceri, che si ammala improvvisamente e gravemente. Le persone attorno a lui non gli dicono niente, chiuse nel loro egoismo e nei loro calcoli per il "dopo". Solo un ragazzo gli rivela la verità ed è amorevolmente compassionevole con lui, cercando di alleviare le sue sofferenze. Ivan finisce per comprendere di aver vissuto egoisticamente e, allo stesso tempo, scaturisce in lui un sentimento d'amore verso gli esseri umani. Allora il dolore e la morte non gli fanno più paura. In luogo della morte c'era la luce. Osserva l'autore: "Se avessero praticato l'eutanasia, Ivan sarebbe stato privato di questa stupefacente esperienza spirituale, che avrebbe dato alla sua prossima vita una direzione completamente diversa".

L’insegnamento dei saggi e dei Maestri illuminati nel corso dei secoli - Giorgio Manera

Articolo del mese gennaio-febbraio 2022 L'insegnamento dei saggi e dei Maestri illuminati nel corso dei secoli, di Giorgio Manera, legge Tobia Buscaglione Nella Rivista Italiana di Teosofia di gennaio febbraio 2022 troviamo l'articolo di Giorgio Manera che ripercorre con incisività e ampiezza di vedute il contributo che alcuni saggi e Maestri illuminati nel corso dei secoli hanno portato allo sviluppo della consapevolezza dell'umanità. La scelta dei saggi e dei Maestri da parte di Manera non è priva di originalità: se da un lato sono presenti le figure di Giobbe e del Buddha e, nell'ambito teosofico quelle di Madame Blavatsky e di Radha Burnier, dall'altro troviamo Amleto, Mikhael Aivanhov e persino Tony Packer una splendida anziana signora, insegnante di yoga che, "un giorno ha conosciuto Krishnamurti e quell'incontro, dice, le ha cambiato la vita". Una parte importante dell'articolo è riservata alla via dello Zen e a due grandi Maestri di questa tradizione: Hui-Neng e Achan Shumedo.L'autore ricorda che "Una volta, un famoso "guru" si recò da Krishnamurti e gli disse che aveva letto tutti i libri sacri e aveva parlato con tanti Maestri, ma la sua vita era ancora vuota, senza il senso del Divino. Krishnamurti capì che quell'uomo, che si era avvicinato a lui con umiltà, non aveva bisogno di altre parole o di leggere altri libri. Gli prese le mani e rimase con lui, a lungo, in silenzio… A volte le parole non servono o sono di ostacolo quando si vuole stabilire una relazione profonda".

La Luce sul Sentiero, paradossi dell'evoluzione spirituale - Patrizia Moschin Calvi

Articolo del mese gennaio-febbraio 2022 La Luce sul Sentiero, paradossi dell'evoluzione spirituale, Patrizia Moschin Calvi, legge l'autrice La Rivista pubblica il testo della relazione tenuta da Patrizia Moschin Calvi in occasione del 107° Congresso Nazionale della Società Teosofica Italiana (settembre 2021) con il titolo: "La Luce sul Sentiero, paradossi dell'evoluzione spirituale". La "Luce sul Sentiero" è un classico della letteratura teosofica, pubblicato da Mabel Collins nel 1885. Il testo è diviso in due parti, contenente ciascuna 21 aforismi. C'è anche una breve sezione dedicata al karma e, infine, alcuni commenti. Patrizia Moschin Calvi osserva che: "Scritta in forma di paradossi, la prima parte contiene una serie di ingiunzioni utili a chi, avendo deciso di percorrere il Sentiero, è diventato consapevole della natura duale del Sé e cerca di lavorare per soggiogare quella inferiore. La seconda parte tratta del lavoro susseguente, una volta che il discepolo è riuscito a entrare nel silenzio interiore e, ottenuta la consapevolezza del Sé Superiore, sorgente dell'azione impersonale, potrà così realizzare lo scopo trascendente della vita". L'autrice della relazione, dopo aver ripercorso i tratti salienti dei contenuti del testo della Collins, sottolinea come il processo che porta alla percezione del proprio Sé Superiore e alla coscienza cosmica "non andrebbe forzato con pratiche o esercizi, perché la struttura che deve sostenere l'essere umano in questo nuovo stadio, se non ben consolidata in ogni suo aspetto, fisico, emozionale, mentale, morale, ecc., può facilmente crollare su se stessa, trascinando nella propria rovina anche altri".
Season 2021

Perle di Joy - parte02 - citazioni - Jan Nicolaas Kind

Articolo del mese novembre-dicembre 2021 Perle di Joy, di Jan Nicolaas Kind, leggono Nicoletta Boriello e Salvatore Marrone Nella Rivista Italiana di Teosofia di novembre-dicembre 2021 troviamo il testo "Perle di Joy", uno scritto, curato da Jan Nicolaas Kind e dedicato alla memoria di Joy Mills, grande teosofa, appassionata insegnante e persona compassionevole e ricca di calore umano. Il testo comprende una lunga e approfondita intervista e alcune citazioni di Joy Mills, che è stata Presidente della Società Teosofica negli U.S.A. dal 1965 al 1974 e poi Vicepresidente Internazionale ad Adyar, in India, dal1974 al 1980. Nei suoi 75 anni di affiliazione alla S.T. ha tenuto corsi e conferenze in più di 50 Paesi e ha scritto numerosi libri. Relatrice eccellente, con la sua voce sonora e riconoscibile è stata in grado di parlare al cuore delle persone; come insegnante ha condiviso con i suoi studenti ciò che aveva imparato durante i molti anni di studio approfondito. Recita una delle "perle": "Uno dei grandi misteri è che la trasformazione compiuta dall'individuo è unica e individuale ma, una volta che egli l'ha acquisita, tutto si trasforma, l'umanità intera si trasforma. [...] Prendiamo parte a tutto ciò che accade nel mondo e abbiamo la responsabilità di parteciparvi in maniera significativa contribuendo con l'essenziale trasformazione della coscienza che porterà pace e armonia in tutto il mondo".

Perle di Joy - parte01 - intervista - Jan Nicolaas Kind

Articolo del mese novembre-dicembre 2021 Perle di Joy, di Jan Nicolaas Kind, leggono Nicoletta Boriello e Salvatore Marrone Nella Rivista Italiana di Teosofia di novembre-dicembre 2021 troviamo il testo "Perle di Joy", uno scritto, curato da Jan Nicolaas Kind e dedicato alla memoria di Joy Mills, grande teosofa, appassionata insegnante e persona compassionevole e ricca di calore umano. Il testo comprende una lunga e approfondita intervista e alcune citazioni di Joy Mills, che è stata Presidente della Società Teosofica negli U.S.A. dal 1965 al 1974 e poi Vicepresidente Internazionale ad Adyar, in India, dal1974 al 1980. Nei suoi 75 anni di affiliazione alla S.T. ha tenuto corsi e conferenze in più di 50 Paesi e ha scritto numerosi libri. Relatrice eccellente, con la sua voce sonora e riconoscibile è stata in grado di parlare al cuore delle persone; come insegnante ha condiviso con i suoi studenti ciò che aveva imparato durante i molti anni di studio approfondito. Recita una delle "perle": "Uno dei grandi misteri è che la trasformazione compiuta dall'individuo è unica e individuale ma, una volta che egli l'ha acquisita, tutto si trasforma, l'umanità intera si trasforma. [...] Prendiamo parte a tutto ciò che accade nel mondo e abbiamo la responsabilità di parteciparvi in maniera significativa contribuendo con l'essenziale trasformazione della coscienza che porterà pace e armonia in tutto il mondo".

Dante e il sentiero iniziatico - Alfredo Stirati

Articolo del mese novembre-dicembre 2021 Dante e il sentiero iniziatico, di Alfredo Stirati, legge Gabriele Sabetta La Rivista pubblica l'articolo di Alfredo Stirati, studioso di Dante e della Teosofia, che propone una visione per così dire "eretica" de La Divina Commedia e dell'esperienza del suo autore, una visione che si ricollega a quella di alcuni teosofi, antroposofi, simbolisti e neopitagorici. Si tratta quindi di considerare La Divina Commedia non come frutto di una fantasia letteraria ma come trascrizione simbolica e artistica di un'esperienza interiore realmente vissuta dal Poeta nell'ambito dei suoi contatti con i Fedeli d'Amore, consorteria di derivazione templare. Stirati, richiamandosi direttamente a quanto scritto da Dante nel Canto IX dell'Inferno, sottolinea come il testo non vada interpretato alla lettera, ma ricorrendo invece alla facoltà intuitiva. Osserva l'autore dell'articolo: "...Dante può a buon diritto essere considerato come il Poeta-Vate dell'epoca attuale, capace di fornire indicazioni vitali e feconde a un'umanità sì tecnologicamente progredita, ma ancora vittima di pregiudizi e superstizioni, mantenuta com'è in uno stato di minorità intellettuale e, quindi, di effettiva inciviltà e barbarie da coloro che ne rallentano il processo evolutivo".
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