Newslinet Media Monitor

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by Kvox
Season 2

Radio Radicale torna alla pubblicità per «non morire». In realtà c’era già oltre trent’anni fa, ma oggi è sponsorizzazione. Ma basterà

Radio Radicale torna a ospitare comunicati pubblicitari dopo oltre trent’anni, attraverso sponsorizzazioni di Enel, Ferrovie dello Stato, Poste Italiane e Intesa Sanpaolo. La scelta punta a diversificare le entrate di Centro di Produzione S.p.A., in un contesto di persistente dipendenza dai finanziamenti pubblici. I 10 milioni stanziati nel Milleproroghe 2026 attenuano le difficoltà immediate, senza risolvere la sostenibilità strutturale dell’emittente. L’assenza di Radio Radicale dalla rilevazione Audiradio 2026 potrebbe limitarne le prospettive commerciali in un mercato dominato dai dati quantitativi di ascolto. Le caratteristiche del pubblico e la specializzazione editoriale dell’emittente potrebbero tuttavia favorire sponsorizzazioni istituzionali mirate. Rimane però improbabile che la sola pubblicità possa sostituire integralmente il sostegno pubblico. Una risorsa strategica è rappresentata dall’archivio audiovisivo, che raccoglie documentazione politica, giudiziaria e istituzionale dal 1978. La valorizzazione digitale dell’archivio potrebbe consentire lo sviluppo di servizi on demand e nuove fonti di ricavo, preservando l’accesso gratuito ai contenuti di interesse generale. Un’altra opportunità consiste nel valutare anche una dismissione, immediata o progressiva, della rete FM, considerando costi, valore delle frequenze e rischi per l’accessibilità universale. Finché gli impianti analogici conservano un valore significativo, potrebbe esistere una finestra temporale per finanziare una trasformazione industriale maggiormente orientata al digitale.

Radio. Diritti connessi a D.A.: collecting fuori controllo? USA, SiriusXM porta al Second Circuit i limiti del potere di SoundExchange

SoundExchange e SiriusXM si confrontano davanti al Second Circuit in una causa nata da oltre 150 milioni di dollari di royalty contestate. La collecting sostiene che SiriusXM abbia sottostimato i ricavi rilevanti nella ripartizione degli abbonamenti tra satellite radio e streaming. Nel 2025 la giudice Naomi Reice Buchwald ha però respinto l’azione senza entrare nel merito dei conteggi. Secondo la District Court, la Section 114 del Copyright Act non attribuisce a SoundExchange un autonomo diritto di agire in giudizio. SoundExchange replica che il riferimento legislativo all’enforcement of rights comprende necessariamente anche il ricorso al tribunale. SiriusXM sostiene invece che la collecting stia assumendo il ruolo di una sorta di private attorney general, privo di esplicita investitura legislativa. Il caso pone quindi una questione più ampia: chi può far valere in tribunale i mancati pagamenti individuati dalla collecting? A complicare l’appello è intervenuta la Supreme Court, che nel caso Saba ha ristretto il riconoscimento dei private rights of action impliciti. La controversia riguarda direttamente satellite radio, webcaster e servizi digitali, non la normale diffusione terrestre AM/FM. Se il Second Circuit confermasse la decisione, potrebbe rendersi necessario un intervento del Congresso per chiarire definitivamente i poteri di SoundExchange.

Radio. La crisi (di fine millennio) e la rinascita del mercato discografico sono una lezione? Non è detto: l’editoria online lo dimostra

Il mercato discografico dimostra che la crisi di un supporto non coincide necessariamente con quella del contenuto: dopo il minimo del 2014, nel 2025 la musica registrata mondiale ha raggiunto 31,7 miliardi di dollari. In Italia il settore ha superato 513 milioni di euro, +10,7%, con lo streaming ormai responsabile di circa due terzi del mercato. Anche il supporto fisico resiste, ma con una funzione diversa: vinile e CD sono tornati a crescere come prodotti complementari al consumo digitale. L’editoria mostra una reazione differente: il pagamento delle news online resta minoritario, mentre il libro cartaceo italiano cresce del 3,2% a valore nei primi nove mesi 2026. La TV segue una terza strada, trasferendo progressivamente parte del consumo dal canale lineare alle piattaforme on demand dei broadcaster. In tutti e tre i casi contenuto e infrastruttura distributiva hanno progressivamente cessato di coincidere. La radio conserva una reach molto elevata, ma la composizione dell’ascolto sta cambiando, soprattutto nelle fasce più giovani. Negli USA, nello spoken word, i podcast hanno già superato il comparto broadcast (AM/FM) in quota di tempo: 40% contro 39% nel Q4 2025. In Italia il Q2 2026 Audiradio segna -2,1% sul trimestre precedente e la pubblicità radiofonica -3,7% nel primo semestre, dati che non provano ancora una crisi strutturale. La questione diventa quindi quanto del valore della radio resterà legato al vettore e quanto potrà trasferirsi a contenuti, programmi, personalità, marchi e proprietà intellettuale.

Non solo suffisso: anche il prefisso Radio perde funzione. Da Radio Academy ad Audio Academy. Obiettivo è rappresentare contenuto non funzione

Il caso britannico di The Radio Academy, diventata The Audio Academy, offre un esempio coerente con la riflessione già sviluppata da Newslinet nel 2024. Negli ecosistemi digitali “Radio” come prefisso o suffisso può occupare spazio senza aggiungere informazione distintiva. Il cambio britannico riflette l’allargamento dell’attività a podcast, streaming, on demand e altri prodotti audio. La regola, però, non è assoluta: “Radio” resta utile quando identifica, distingue o rende immediatamente comprensibile il marchio. Con DAB+, sistemi automotive, aggregatori, app e smart speaker, la denominazione è diventata una vera stringa operativa. Prima ancora di essere ascoltata, infatti, una stazione deve essere individuata e selezionata negli elenchi digitali. Lo stesso principio di semplificazione riguarda gli station ID e l’impiego crescente di caratteri speciali per scalare artificialmente gli elenchi. Newslinet ha documentato il fenomeno dal 2022: nell’area milanese, nel 2025, oltre 50 stazioni su circa 230 utilizzavano caratteri speciali. Nome, marchio e denominazione visualizzata dovrebbero quindi tendere a coincidere, evitando elementi privi di una reale funzione identificativa. Il criterio finale vale per “Radio” come per un asterisco: ogni carattere dovrebbe aiutare a identificare il servizio, non a manipolarne la posizione nell’elenco.

Radio. Automotive USA, Quu 2026: AM/FM su 100% dei modelli più venduti, ma solo 35% ha tasto per accesso diretto. Meno del 10% ha tasto fisico

La radio lineare resta presente nel 100% dei 100 modelli di auto nuove più venduti negli USA analizzati da Quu 2026. La disponibilità, però, non coincide più necessariamente con la visibilità nell’interfaccia del veicolo. Solo circa il 35% dei modelli dispone di un tasto o widget dedicato alla radio e meno del 10% di un pulsante fisico. Il confronto con le precedenti rilevazioni richiede cautela, perché le categorie utilizzate da Quu non risultano perfettamente sovrapponibili. Le app di streaming integrate crescono dal 20% del 2024 al 53% del 2026.Apple CarPlay e Android Auto restano presenti nel 98% dei modelli, mentre SiriusXM scende dal 94% all’85%.HD Radio sale invece dal 67% del 2025 al 74%, con una forte crescita della disponibilità sui modelli Ford. Il 100% dei veicoli visualizza informazioni testuali sulla radio, il 65% supporta immagini e il 68% mostra informazioni su più schermi. Per Quu, con l’aumento delle sorgenti audio, la questione si sposta dalla disponibilità della radio alla sua discoverability nel cruscotto digitale. Il rapporto, tuttavia, non misura l’ascolto né dimostra che una minore visibilità nell’interfaccia determini una riduzione dell’audience radiofonica.

Radio. News & talk e social media: chi arriva prima su notizia? Velocità e affidabilità si contendono utente. Che però alla fine è pragmatico

Le radio news & talk competono sempre più con i social per essere il primo punto di accesso alle notizie. Il Digital News Report 2026 rileva che social media e video network raggiungono il 54% nell’accesso alle news, contro il 51% di siti e app giornalistiche. Il 30% li considera ormai la propria fonte principale d’informazione, mentre il 12% utilizza esclusivamente queste piattaforme. In Italia, secondo Agcom, il 50,8% degli iscritti ad almeno un social network dichiara di conoscere lì le notizie prima che attraverso altri mezzi. La radio conserva tuttavia un’elevata diffusione: il Censis rileva nel 2025 una penetrazione complessiva del 78,4%. La velocità dei social si confronta con i tempi necessari alle redazioni giornalistiche per verificare fonti, immagini e informazioni. Il mezzo, però, non determina da solo l’affidabilità: sui social operano anche giornalisti e testate soggetti alle relative responsabilità professionali. Reuters rileva inoltre che soltanto il 3% del campione si affida esclusivamente ai creator, segnalando una persistente complementarità tra vecchi e nuovi media. Per le radio la competizione si concentra soprattutto sul primo contatto con la notizia, mentre verifica, approfondimento e aggiornamento possono rafforzarne il ruolo. La sfida per il giornalismo radiofonico diventa quindi ridurre i tempi senza ridurre la verifica, distinguendo immediatamente ciò che è confermato da ciò che ancora non lo è.

Radio. Le emittenti sportive sono ancora essenziali? Sacramento Kings saluta KHTK dopo 32 anni: radiocronache prodotte in house per app e web

Dopo 32 anni, i Sacramento Kings interrompono il rapporto con KHTK-AM/SacTown Sports 1140 per le radiocronache delle partite. Dal 5 ottobre 2026 debutta Kings Radio, con produzione e distribuzione gestite direttamente dalla franchigia NBA. L’ascolto sarà gratuito tramite app dei Kings e Kings.com, mentre resterà disponibile anche attraverso SiriusXM. Nel mercato di Sacramento viene però meno la tradizionale flagship station sui 1140 kHz AM.I Kings presentano il nuovo modello come uno strumento per ampliare l’accessibilità e controllare direttamente il prodotto audio. Alcuni osservatori sottolineano invece il maggiore attrito che l’uso di un’app potrebbe comportare soprattutto nell’ascolto in automobile. La vicenda evidenzia la crescente possibilità per i titolari dei contenuti di disintermediare la distribuzione, utilizzando piattaforme proprietarie. KHTK continuerà comunque a seguire i Kings con programmi, analisi e contenuti web e video, pur perdendo le radiocronache live. L’effettivo impatto del nuovo modello sull’audience potrà essere valutato solo dopo l’avvio di Kings Radio e l’analisi dei comportamenti dei tifosi.

Radio. Dalla frequenza allo stream: per le emittenti la partita si gioca sull’accesso. App, smart speaker e aggregatori cambiano i preset

Negli USA, tra i 13-34enni, il mobile ha superato il ricevitore AM/FM come dispositivo di accesso all’audio in auto: 46% contro 43% nel Q2 2026. Il contenuto radiofonico conserva però una posizione forte: nel Q1 2026 AM/FM, tra broadcast e stream, valeva il 46% del tempo audio in auto nella stessa fascia. Il 30% degli ascoltatori settimanali AM/FM utilizza anche gli stream, mentre questi rappresentano il 14% del tempo complessivamente trascorso con la radio. La differenza tra i due indicatori suggerisce agli editori uno spazio per utilizzare il broadcast come leva di sviluppo dell’ascolto IP. L’app proprietaria può diventare un ecosistema OTT oppure puntare sulla massima semplicità, replicando l’immediatezza del tradizionale preset. Sugli smart speaker assumono crescente importanza nome, riconoscibilità fonetica, skill, metadati e station ID, perché essere disponibili non significa necessariamente essere trovati. La pluralità delle stazioni ascoltate favorisce anche gli aggregatori, che ricostruiscono nell’ambiente IP la funzione svolta dai preset sui ricevitori. Il caso TuneIn, acquisita da Stingray per un corrispettivo potenziale di 175 milioni di dollari, mostra il valore economico assunto dall’intermediazione dell’accesso. In Europa la transizione segue però un percorso diverso dagli USA per il peso del DAB+, che nel Regno Unito rappresenta il 57% delle ore di ascolto digitale. Per gli editori la sfida diventa quindi trasferire nell’ambiente IP la semplicità della radio, evitando che il controllo dell’accesso all’ascolto passi progressivamente a soggetti terzi.

Radio. Audience: Canada passa con Numeris a misurazione ibrida. In Italia Audiradio evolve con SDK, ma vincolo FM 2027 è in direzione opposta

Numeris sostituirà l’Online Radio Diary (ORD) in 22 mercati locali canadesi con Radio Local+, sistema ibrido che integra streaming, survey e modellazione statistica. La prima release è prevista per dicembre 2026, con quattro pubblicazioni annuali basate su una finestra mobile di 13 settimane anziché 48.I dati di streaming census-level vengono integrati con indagini online e telefoniche per ricostruire caratteristiche e comportamenti dell’audience. Lo streaming rappresenta attualmente circa il 10% dell’ascolto radiofonico complessivo canadese, con forti differenze tra stazioni e fasce demografiche. I test di Radio Local+ hanno rilevato una reach superiore all’ORD, intercettando anche ascolti brevi od occasionali che il sistema dichiarativo può non registrare. Il Canada si inserisce così nella tendenza internazionale verso sistemi di misurazione capaci di combinare più fonti e seguire l’ascolto attraverso piattaforme differenti. In Italia Audiradio ha già previsto l’impiego dell’SDK per integrare nella ricerca la componente digitale dell’ascolto. Per il 2027 appare però sempre più concreta l’ipotesi di criteri territoriali più stringenti per le radio locali, ancora collegati alla presenza FM. Una scelta che contrasterebbe con la crescente separazione tra contenuto radiofonico e dispositivo di ricezione, documentata anche dalle ricerche statunitensi di Edison Research at SSRS. Mentre la misurazione internazionale amplia fonti e piattaforme osservate, il nodo italiano resta quindi capire se Audiradio accompagnerà questa evoluzione o restringerà il proprio perimetro intorno alla FM.

Radio. UK, Global porta logiche OTT nel broadcasting: radio lineare gratis con pubblicità o pay ad free. Un modello (im)possibile in Italia

Global ha lanciato nel Regno Unito Radio Plus, formula che consente di ascoltare le proprie radio lineari senza i normali break pubblicitari. Per 4,99 sterline al mese l’opzione riguarda una famiglia di marchi, mentre con 9,99 sterline si estende alle radio musicali britanniche del gruppo. Il palinsesto resta invariato: durante gli spazi commerciali l’abbonato ascolta musica, mentre il servizio ordinario continua gratuitamente con pubblicità. Il modello trasferisce così alla radio una logica tipica degli OTT: free con pubblicità oppure pay senza interruzioni commerciali. Global, primo gruppo della radio commerciale britannica per audience, raggiunge 29 milioni di persone alla settimana e sviluppa 283 milioni di ore di ascolto. Anche Bauer Media Audio sperimenta dal 2021 formule premium, segnale che il pagamento diretto dell’ascoltatore non costituisce più un caso isolato nel mercato britannico. L’esperimento arriva mentre la radio commerciale UK ha raggiunto nel 2025 il record di 747,3 milioni di sterline di raccolta pubblicitaria, con il digital cresciuto del 14,9%. La situazione italiana è differente: nel primo semestre 2026 la raccolta radiofonica è diminuita del 3,7%, dopo il +1,8% registrato nell’intero 2025. Radio Plus verifica quindi se la forza del brand radiofonico possa generare ricavi direttamente dal pubblico, oltre a quelli provenienti dagli inserzionisti. Per la radio italiana il passaggio appare più complesso: prima di monetizzare l’assenza degli spot presso l’ascoltatore, resta da valorizzare meglio presso gli inserzionisti il prodotto che li contiene.
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