Rivista Italiana di Teosofia

Rivista Italiana di Teosofia

by Società Teosofica Italiana
Season 2024

Il risveglio della coscienza - Gaetano Mollo

Articolo del mese settembre-ottobre 2024 Il risveglio della coscienza, di Gaetano Mollo legge Sara Gencarelli Nel breve e incisivo scritto “Il risveglio della coscienza” Gaetano Mollo, professore emerito dell’Università di Perugia, dopo aver rilevato la nascita, anche grazie ai media, di una coscienza planetaria, sottolinea come “siamo tutti chiamati a salvaguardare il nostro pianeta per poterne godere. Perciò serve una coscienza planetaria, che accumuni tutti i popoli e le genti, al di là delle distinzioni di nazioni, continenti, razze, religioni, colori o caste, partendo sempre dallo sviluppo della coscienza individuale, che resta il centro autoriflessivo di ogni persona”. Lo sviluppo di questo tipo di coscienza passa attraverso l’investigazione e la comprensione delle leggi dell’universo e sotto questo profilo la scienza può risultare di grande aiuto. E nel comportamento umano due termini risultano emblematici: quello della comprensione e quello della collaborazione. Per Mollo “Partendo dalla coscienza sensitiva, si può così costituire la coscienza razionale, per espandersi nella coscienza intuitiva sino alla coscienza mistica cui si perviene quando, attraverso la contemplazione, si può cogliere in momenti di estasi l’unione col Tutto”.

Carl Gustav Jung era un teosofo? - Diego Fayenz

Articolo del mese settembre-ottobre 2024 Carl Gustav Jung era un teosofo?, di Diego Fayenz legge Luca Marini La Rivista contiene, fra gli altri, l'articolo "Carl Gustav Jung era un teosofo?” di Diego Fayenz, psichiatra e psicoterapeuta nonché Presidente del Gruppo Teosofico Triestino “Edoardo Bratina”. Dopo aver sottolineato come Carl Gustav Jung, benché non iscritto alla Società Teosofica, possa essere a pieno titolo considerato un teosofo, passa ad analizzare alcuni concetti del celebre medico che evidenziano sorprendenti parallelismi con i contenuti della letteratura teosofica, a partire da quelli relativi al karma e al significato della dimensione archetipale. Per Fayenz “Jung era intimamente convinto dell’importanza della vita spirituale e della forza che solo questa infonde all’uomo, così come della realtà che i nostri sensi e la nostra coscienza sono estremamente limitati e difficilmente per loro tramite si arriva alla realtà” ed è proprio per queste ragioni che l’affermazione junghiana “È un pregiudizio quasi ridicolo non ammettere altre forma di esistenza all’infuori di quella corporea” assume una particolare importanza e significato.

L’intelligenza artificiale e l’ecologia del pianeta - Graziella Ricci

Articolo del mese luglio-agosto 2024 L’intelligenza artificiale e l’ecologia del pianeta, di Graziella Ricci legge Daniel Gonzalez Nell’articolo di Graziella Ricci, docente emerita dell’Università di Macerata e Presidente del Gruppo Teosofico “Ars Regia” di Milano, viene approfondito il tema dell’intelligenza artificiale. Il punto di vista del suo testo è particolare e importante, perché affronta il tema indagando rapporto fra I.A. ed ecologia del pianeta. L’analisi dell’autrice è rigorosa e ricorda, citando Padre Benanti, consigliere di Papa Francesco su questo tema, che “mentre vari studiosi sostengono che l’intelligenza artificiale possa non solo essere utile ma anzi indispensabile per salvaguardare il futuro della Terra, una criticità strutturale può essere individuata nei costi energetici di sviluppo delle I.A.”. Ricci ricorda che “di solito si pensa alle I.A. come machine learning, utili per l’apprendimento e per tante altre applicazioni. Ma se allarghiamo la mappa una visione più ampia la può definire come industria estrattiva”. A supporto di questa tesi cita Grawford, secondo cui “la creazione dei sistemi di I.A. attuali è strettamente legata allo sfruttamento delle risorse energetiche e minerarie del pianeta, di manodopera a basso costo e di dati su amplissima scala”. Nella parte finale dell’articolo l’autrice pone una domanda: “Che cosa potrebbe fare ognuno di noi per contribuire a rinforzare l’ecologia del pianeta secondo il principio teosofico della fratellanza universale?” Per Ricci la risposta è semplice: “A livello macroscopico molto poco; tuttavia, nelle piccole cose si può aiutare parecchio, utilizzando il meno possibile le tecnologie che dipendono dall’I.A. come il web, Alexa, Amazon, Facebook, il cloud, le email”.

Blavatsky sulla missione della Società Teosofica - Pablo Sender

Articolo del mese luglio-agosto 2024 Blavatsky sulla missione della Società Teosofica, di Pablo Sender legge Tobia Buscaglione Pablo Sender, attendo studioso del pensiero e dell’opera di H.P. Blavatsky, ricorda che quest’ultima ne “La Chiave della Teosofia” definisce così la missione della Società Teosofica: “È stata costituita per aiutare gli uomini a capire che esiste una cosa come la Teosofia e per favorire l’ascesa verso di essa studiando e assimilando le sue Verità eterne”. Per la S.T. dunque è essenziale essere in grado di far conoscere la Teosofia alle persone. Per fare ciò è importante che i suoi membri conoscano gli insegnamenti teosofici e siano in grado di comunicarli efficacemente, non con un obiettivo consolatorio ma per creare le condizioni affinché ciascuno sviluppi uno stato di #coscienza che possa collegarsi a quella “saggezza divina” che è latente in ciascuno di noi. Sender ricorda anche che H.P. Blavatsky consiglia sia di studiare le Verità eterne espresse negli insegnamenti teosofici sia di dare grande attenzione alla loro assimilazione. Per arrivare a questo va sottolineato che la semplice lettura dei testi non basta; è necessario invece uno studio accurato. Inoltre “dobbiamo esaminare noi stessi e la vita quotidiana dalla prospettiva di ciò che stiamo imparando, affinché la nostra comprensione non rimanga a livello di astrazione”. Infine – sottolinea Sender - “l’ultimo passo è sforzarci di agire in modo coerente con i dettami teosofici”.

Il lavoro in un gruppo teosofico - Iqbal Kishen Taimni

Articolo del mese maggio-giugno 2024 Il lavoro in un gruppo teosofico, di Iqbal Kishen Taimni legge Nicoletta Boriello Il dottor Taimni è stato un teosofo e docente universitario che ha dedicato molte energie allo studio e alla declinazione dei princìpi del lavoro teosofico, su cui ha scritto anche un importante saggio. Per Taimni “Il successo del lavoro compiuto da un gruppo teosofico dipende principalmente dalla comprensione degli insegnamenti teosofici e dalla mentalità dei membri che lo compongono, dal loro carattere e dalla loro vita interiore. Ne consegue che, se vogliamo fare di un gruppo teosofico un centro vitale e operoso dobbiamo conoscere gli obiettivi e i princìpi e agire in modo che questi siano realizzati”. Il primo e indispensabile passaggio è legato a un interesse autentico per gli Scopi della Società Teosofica e per lo studio e la pratica della Teosofia. Un secondo aspetto ha invece a che fare col superamento di uno stato di attenzione solo sui propri problemi personali e con un’apertura di coscienza sulle condizioni dell’umanità e sulle sue sofferenze. È proprio questo passaggio che apre gli esseri umani alla dimensione dell’#empatia e della buona relazione umana. Un terzo elemento fondante è l’acquisizione della conoscenza e il metterla in pratica a servizio degli altri. Ciò porta con sé la dimensione del sacrificio. Conclude Taimni: “Cambiamenti nel carattere dei membri e nella loro visione delle cose possono solo essere il risultato di molto studio, di profonda riflessione, di un contatto reale con i problemi della vita, di sacrifici in nome dell’ideale e dell'esempio di coloro che hanno maggiore esperienza e, di conseguenza, una maggior comprensione dei problemi esistenziali”.

Il potere dei luoghi sacri - Tim Boyd

Articolo del mese maggio-giungo 2024 Il potere dei luoghi sacri, di Tim Boyd legge Luca Marini In questo articolo Tim Boyd, Presidente Internazionale della Società Teosofica, approfondisce il tema del potere dei luoghi sacri. Lo fa sottolineando innanzitutto l’importanza della sperimentazione nella vita spirituale e collegando poi quest’ultima al beneficio che l’essere umano può trarre da questi spazi, “quei luoghi sulla Terra dove chiunque vi si rechi sperimenta la presenza di un’energia di sacralità e benedizione”. Non può mancare a questo punto un collegamento con Adyar, il luogo simbolo della Società Teosofia, quello che viene definito “La Casa dei Maestri”, marcando così un collegamento e un ruolo attivo degli esseri umani nel processo di valorizzazione degli spazi sacri. Osserva Tim Boyd: “Il coinvolgimento umano nella creazione di luoghi sacri è qualcosa su cui abbiamo un certo controllo. Questi devono essere realizzati dove viviamo. Si, possiamo entrare in un tempio per trovare pace ed elevazione spirituale, ma non dovremmo allontanarci dalle nostre case per conquistare tutto questo”. Per raggiungere questo obiettivo diventa molto importante la qualità del nostro pensiero e delle nostre relazioni, così “con il tempo, la pazienza e un impegno intelligente diventiamo strumenti efficaci per una nuova direzione in questo mondo”.

Il telescopio di James Webb e la sincronia fra il nostro cervello e l’universo - Vipin Shah

Articolo del mese marzo-aprile 2024 Il telescopio di James Webb e la sincronia fra il nostro cervello e l’universo, di Vipin Shah legge Laura Verdone In questo articolo, tradotto per la prima volta in italiano dalla Rivista Italiana di Teosofia, dopo la pubblicazione nel numero di ottobre 2022 del “The Theosophist”, Vipin Shah ripercorre innanzitutto la storia, concreta e simbolica a un tempo, dei telescopi, da Galileo a James Webb, con il lancio, avvenuto nel 2021, di un telescopio che staziona a un milione di chilometri dalla Terra ed è in grado di fornire immagini davvero uniche (per ora) del cosmo e dell’universo. Vipin Shah, dopo aver ricordato che “Noi non siamo affatto al centro dell’universo e questo non è eterno, ha avuto un inizio e avrà una fine. Possiamo essere venuti al mondo dal grembo di nostra madre, ma il vero grembo che ci avvolge è l’universo, sin dal lontano ‘Big Bang’, quattordici miliardi di anni fa. Questo grembo è governato da leggi della fisica solide come la roccia e sperimenta forze della Natura che le nostre menti sono incapaci di immaginare”, si pone una domanda di fondamentale importanza: “L’universo è cosciente?”. Per arrivare a una risposta, secondo l’autore dell’articolo, possono essere molto utili alcune teorie scientifiche, come quella del “Panpsichismo” di Roger Penrose, secondo cui tutto ha una coscienza, che trae origine dalle regole statistiche della #fisicaquantistica applicate negli spazi microscopici tra i neuroni del cervello. La vasta rete di neuroni umani, tutti legati per creare un essere cosciente, ha un’inquietante somiglianza con lo sterminato numero di galassie e stelle esistenti secondo le leggi della fisica. Nel 2006 questa idea fece un ulteriore passo in avanti grazie al fisico Bernard Haisch. Egli ipotizzò che i campi quantici che permeano tutto lo spazio vuoto producano e trasmettano coscienza, che emerge poi in ogni sistema sufficientemente complesso attraversato da energia che fluisce in esso. Dopo aver invitato il lettore a considerare il sincronismo fra il cervello umano e l’universo (“noi siamo “gli osservatori” e l’universo è “l’osservato”) Shah conclude: “Mentre ci rallegriamo della capacità della nostra specie di aver ottenuto lo straordinario risultato nel portarci tante meravigliose immagini, dobbiamo anche lamentare il fatto che gli strumenti scientifici non sono altro che un’estensione dei nostri cinque sensi. Dobbiamo andare ben oltre per carpire la ragione della nostra esistenza e per aprire l’unica porta rimasta per noi – quella della spiritualità – l’unica, sembra, che potrà riflettere su questo #misticismo, quando la scienza avrà raggiunto i suoi limiti”.

Lo spazio luminoso del karma. Considerazioni teosofiche sul principio di causalità - Graciano Caucig

Articolo del mese marzo-aprile 2024 Lo spazio luminoso del karma. Considerazioni teosofiche sul principio di causalità, di Graciano Caucig legge l'autore Graciano Caucig studia da molti anni la Teosofia ed è un membro attivo del Gruppo Teosofico di Cervignano del Friuli. Nel suo articolo invita a una riflessione positiva e a tutto tondo sulla legge del Karma e approfondisce teoria e pratica del principio di causalità. Caucig collega innanzitutto il primo scopo della Società Teosofica, quello della Fratellanza Universale senza distinzioni, al Sentiero dell’azione (Karma marga) così com’è definito nella Bahagavad Gita. Ne consegue la grande importanza della relazione positiva, della meditazione e della comprensione delle cause del dolore, che può avvenire solo dopo aver superato la dimensione dell’ignoranza. L’autore cita un frammento della lettera n. 10 del Mahatma K.H. a Sinnett, nella quale viene sottolineato che “... Il vero male proviene dall’intelligenza umana e la sua origine è provocata solo dall’uomo razionale che si allontana dalla natura. Perciò l’umanità è la vera e unica fonte del male, la degenerazione del bene, il risultato dell’egoismo e dell’avidità. Pensate profondamente e scoprirete che, all’infuori della morte – che non è un male ma una legge necessaria – e delle sventure che saranno sempre ricompensate nelle vite future, l’origine d’ogni piccolo o grande male risiede nell’azione umana, nell’uomo che, grazie alla sua intelligenza, è l’unico agente libero in natura [...]”. L’essere umano è dunque chiamato a innescare in se stesso un processo verso la consapevolezza che porta Caucig a sottolineare come: “… possiamo trasformarci solamente tramite la Conoscenza e la Saggezza, presenti in quell’universo sotterraneo e inconoscibile e dal quale si sprigiona la scintilla Luminosa che, specchiandosi, consente l’apparire delle diverse Intelligenze Primordiali nonché degli Esseri di Compassione che cooperano, a vari livelli, con l’evoluzione della nostra umanità. Questa favilla è di fatto la #Monade che si riflette anche in quelle tre parti della nostra costituzione segreta chiamate in Teosofia #Atma, #Buddhi e #Manas. In tutta la nostra costituzione sono dunque presenti sia questi diversi aspetti della Saggezza Primordiale sia le qualità spirituali delle Luminose Intelligenze. In una dimensione fondata su simili caratteristiche non esiste l’ordinaria e lineare legge di causalità composta prevalentemente da reazioni, ma una dimensione formata da sole cause, da sole azioni spontanee presenti simultaneamente in ogni istante e in ogni tipo di modificazione nel tempo intuitivo”.

Si può eliminare il Karma? - Pablo Sender

Articolo del mese gennaio-febbraio 2024 Si può eliminare il Karma?, di Pablo Sender legge Tobia Buscaglione Pablo Sender, attento studioso de “La Dottrina Segreta” di H.P. Blavatsky, è l’autore di questo articolo, che propone una riflessione a tutto tondo sul Karma, argomento molto importante per chi voglia avere una visione autenticamente spirituale della vita. Questo tema è sempre stato al centro della riflessione e della ricerca che ha caratterizzato la vita della Società Teosofica, anche perché il karma è strettamente collegato al concetto di evoluzione e di reincarnazione. Partendo dunque dal fatto che il Karma “è la legge di causa ed effetto, secondo la quale tutto ciò che capita a una persona è il risultato delle sue azioni del passato mentre ogni azione del presente produrrà i suoi effetti nel futuro”, Sender precisa subito che secondo “La Dottrina Segreta” di H.P. Blavatsky “la dottrina centrale della filosofia esoterica non ammette nessun privilegio o regalo all’essere umano se non quello che l’Ego si è guadagnato tramite i propri sforzi e meriti personali” e che “tutto quello che capita è la conseguenza e il risultato naturale delle nostre azioni. A volte gli effetti di un’azione possono tardare a portare i loro frutti (addirittura il tempo di una vita), ma anche in questa situazione cause ed effetti non sono mai scollegati”. La risposta alla domanda iniziale è dunque, secondo la letteratura teosofica, un no; ma anche se il Karma non può essere eliminato, attraverso la nostra presa di #coscienza e l’#accettazione della sofferenza come strumento evolutivo, esso comunque può essere modificato e la sua manifestazione trascesa.

Considerazioni sulla guerra - Jiddu Krishnamurti

Articolo del mese gennaio-febbraio 2024 Considerazioni sulla guerra, di Jiddu Krishnamurti legge Gabriele Sabetta Jiddu Krishnamurti (1895-1986) ha avuto sempre una grande attenzione per la dimensione della Pace, sottolineando come essa debba nascere prima di tutto nel cuore di ciascun essere umano, attraverso una presa di coscienza che faccia comprendere come la scissione fra l’osservatore e l’osservato, e dunque anche fra l’individuo e le proprie paure, impedisca di fatto di vivere il presente e lasci invece aperto lo spazio ai condizionamenti delle esperienze del passato e alle proiezioni incerte e titubanti nel futuro. L’articolo “Considerazioni sulla guerra” riporta alcune risposte di Krishnamurti a domande che gli erano state poste sulla guerra. J.K. non lascia spazio a compromessi intellettuali e afferma: “La guerra è la proiezione imponente e sanguinosa della nostra vita, una mera espressione esteriore del nostro stato interiore, un ampliamento della nostra azione quotidiana”. Alla domanda “che cosa provoca la guerra, sia essa religiosa, politica o economica?” risponde: “Ovviamente ciò che causa la guerra è il desiderio di potere, posizione, prestigio, denaro; e inoltre la malattia chiamata nazionalismo, il culto di una bandiera, la malattia della religione organizzata, la devozione a un dogma” e per J.K. questi aspetti non riguardano solo gli altri, ma ciascuno di noi direttamente; infatti “per porre fine alla guerra esteriore bisogna iniziare a porre fine alla guerra in noi stessi […] Se comprenderete la sofferenza, se rileverete l’urgenza di un’azione immediata e non rinvierete, allora vi trasformerete. La pace arriverà solo quando sarete pacifici, quando voi stessi sarete in pace con il vostro vicino”.
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