
Darknet
by Irene Quintavalle, Danilo RaineriSeason 1
Diciannovesima puntata: vermi informatici e vermi nel fango primordiale. Danilo — mezzo secolo di software ostile. Nel 1971 un programma gira per ARPANET solo per stampare «I'm the creeper, catch me if you can»; nel 2017 un altro si traveste da ransomware e non restituisce i dati nemmeno a chi paga. In mezzo: un quindicenne stufo di prestare floppy, due fratelli di Lahore che nel virus ci infilano il numero del negozio, una pallina che rimbalza al Politecnico di Torino, e ventuno secondi di dati tranquillizzanti rimandati in loop ai tecnici. Non è una scala di danni: è una scala di intenzioni. Irene — le montagne del fumo blu. Gli Appalachi visti da chi ci stava prima: un miliardo di anni di montagne e una foschia azzurrina che gli ha dato il nome. Un mondo dove il confine fra umano, animale e spirito non esiste e le malattie sono la vendetta degli animali cacciati. Nei boschi si sentono tamburi che è meglio non seguire; si incontra una vecchia con un dito come una punta di freccia che si avvicina ai bambini mentre dormono. Dal 1540 in poi la parte dei mostri la fanno gli europei. Diciottesima puntata: il podcast è maggiorenne, e festeggia con suoni che non senti e un caso che non si chiude. Danilo — i suoni che non si sentono. Nel 1876 Francis Galton gira per Londra con un fischietto di ottone per capire fin dove arriva l'orecchio di cani e gatti. Da lì in poi la faccenda si fa meno innocente: un dispositivo che disperde gli adolescenti davanti ai negozi — e gli adolescenti che se lo rigirano contro i prof — spot che parlano al tuo telefono sopra i 18 kHz, una bambola che ascolta, e comandi vocali che il microfono capisce benissimo e tu no. In chiusura un ingegnere, una spada da scherma che vibra da sola e un laboratorio infestato: la spiegazione c'era, ed è più fastidiosa del fantasma. Irene — la Dalia Nera. Los Angeles, 15 gennaio 1947: in un prato di periferia una madre a passeggio con la figlia di tre anni scambia per un manichino quello che non lo è. Il caso è ancora aperto — sospettati con l'alibi giusto, cinquecento confessioni false, quattro giornali che si contendono la storia e ne fanno un personaggio. Sotto quel personaggio c'era Elizabeth Short, ventidue anni. Music by Karl Casey @ White Bat Audio Muore internet e non solo
Diciassettesima puntata: da una parte una rete forse disabitata, dall'altra un albergo dove qualcuno c'era davvero. Danilo — la Dead Internet Theory. Nel 2021 un utente di un forum sostiene che internet è morto dal 2016 e che quasi tutto quello che leggi lo scrivono macchine, per gonfiare la pubblicità. La teoria non sta in piedi; i numeri che le danno ossigeno, quelli sì. Sock puppet di stato, click farm da centinaia di telefoni, e il premio al "finto automatico": più di una volta, dietro l'intelligenza artificiale, c'erano persone pagate a cottimo. The Atlantic la portò fuori dai forum; il Botometer resta lì a ricordarti che non sai con chi discuti. Irene — il Cecil Hotel, seconda parte: Elisa Lam. Los Angeles, gennaio 2013: una turista canadese di 21 anni non parte per Santa Cruz e smette di chiamare a casa. Resta un video di sorveglianza in un ascensore che non si muove, e per la prima volta internet decide di risolvere il caso da solo — coi danni collaterali addosso a chi non c'entrava nulla. Come è finita si sa; come ci sia arrivata, meno. Music by Karl Casey @ White Bat AudioVoci sintetiche in alberghi maledetti
Sedicesima puntata, e il filo è quello che non dovrebbe esistere: una voce senza corpo, un indirizzo che sulla carta è un albergo qualsiasi. Danilo — la voce sintetica, da Kempelen a ElevenLabs. Nel 1791 un funzionario di corte pubblica il libro su una macchina parlante a cui ha dedicato vent'anni, e nessuno se lo fila perché è più famoso per una truffa. Da lì al Voder del 1939 (uno strumento suonato a mano, non un automatismo), al vocoder in un sistema di cifratura da 50 tonnellate, al primo computer che canta nel 1961 e ispira l'addio di HAL 9000. Poi Stephen Hawking, che tiene la sua voce sintetica come un marchio registrato anche da superata. E infine il presente: bonifici truffa da un CEO clonato, un finto rapimento al telefono, una robocall di Biden — stessa tecnologia, senza più vent'anni di addestramento in mezzo. Irene — il Cecil Hotel, l'albergo di Los Angeles che collauda ogni disgrazia americana del secolo. Aperto nel 1924 per uomini d'affari, riconvertito in stanze da un dollaro dopo la Grande Depressione, murato nella zona che la città disegna apposta per contenere i suoi poveri. Da lì decenni di suicidi, un neonato gettato da una finestra, il Night Stalker che vi soggiorna fra un omicidio e l'altro, e un caso più recente che meriterà una puntata a parte. Music by Karl Casey @ White Bat AudioQuindicesima puntata, e il filo è l'attrito: quello che ti mettono davanti apposta, e quello che qualcuno prova a togliere di mezzo con una preghiera. Danilo — i dark pattern, cioè le interfacce costruite perché tu faccia quello che non volevi fare. Hanno un nome dal 2010, e ognuno ha il suo: uno si chiama come una trappola per scarafaggi. Poi i casi: gli SMS comparsi sulle bollette italiane senza che nessuno li avesse chiesti, i banner cookie con il tasto per accettare e nessuno per rifiutare, e il percorso per disdire un abbonamento, che dentro l'azienda aveva un nome in codice preso dalla letteratura greca. Quello è costato due miliardi e mezzo di dollari. Irene — l'esorcismo, che nei film è un urlo e nella pratica è un modulo. Riti per scacciare entità esistono da sempre e ovunque, e non è mai stata la formula a contare. Dal 1614 la Chiesa pretende una cosa che nei film non chiede mai nessuno, e dal 1999 la pretende due volte. In mezzo c'è l'esorcista di Roma diventato celebrità televisiva, che nello stesso elenco mette Ouija, Harry Potter e lo yoga. E c'è una ragazza tedesca morta nel 1976: è il motivo per cui quella cautela esiste. Da una parte interfacce che ti stancano finché non cedi, dall'altra un rito che prima di tutto si chiede: siamo sicuri che non sia altro? Music by Karl Casey @ White Bat Audio 75 centesimi volanti non identificati
Quattordicesima puntata, e il filo è la contabilità. Danilo — nessuno aveva bucato niente: semplicemente il conto non tornava di 75 centesimi. 1986, un laboratorio di ricerca in California. A un astronomo prestato ai sistemi danno da chiarire un ammanco da tre quarti di dollaro, e lui trova nove secondi di CPU consumati da un account che non esiste. Per tenere l'intruso collegato abbastanza a lungo da tracciarlo si inventa un progetto militare finto, una segretaria immaginaria e un gergo burocratico impeccabile e privo di significato: l'intruso ci passa due ore. In fondo al filo ci sono Hannover, il KGB e un ragazzo di ventitré anni trovato in un bosco, dentro un cerchio di terreno bruciato. Irene — il progetto Blue Book non cercava alieni: cercava di sapere cosa volasse sopra le teste. Vent'anni, 12.618 casi, 701 mai spiegati. Dentro ci sono un caccia che insegue un pallone e luci che erano uccelli sotto i lampioni. E c'è la sera del 1964 in cui un poliziotto del New Mexico molla un inseguimento per andare a vedere una fiammata: il direttore del progetto lo definì il caso più difficile che avessero. I fascicoli sono tutti declassificati, per chi ha voglia di andarci a guardare dentro. Music by Karl Casey @ White Bat AudioPuntini gialli extrasensoriali
Tredicesima puntata, e il filo è l'informazione che c'è ma nessuno guarda. Danilo — la crittografia dice "non puoi leggere questo", la steganografia dice "questo non esiste". Si parte da un tiranno greco che tatua un ordine di rivolta sulla testa rasata di uno schiavo e aspetta che ricrescano i capelli. Si arriva alla stampante che avete in casa, che su ogni pagina lascia una firma di cui nessuno vi ha mai parlato — e che nel 2017 è bastata a identificare in pochi giorni chi aveva passato cinque pagine classificate a un giornale. In mezzo, un prigioniero in Vietnam che dentro un'intervista di propaganda sbatte le palpebre in codice Morse. Irene — la CIA ci ha provato davvero, e ci ha messo vent'anni a smettere. Dal 1972 gli Stati Uniti finanziano ricerche sulla visione a distanza, per il timore che i sovietici siano avanti. Il progetto chiude, ma non per il motivo che vi aspettate. E quando il direttore ordina di distruggere ogni documento dell'altro programma, quello con l'LSD, viene fregato dall'unica cosa che per legge non puoi buttare via. La prossima volta tocca al progetto Blue Book, cioè: cos'è che vola nei nostri cieli? Music by Karl Casey @ White Bat AudioDodicesima puntata, e il filo è la roba vecchia che nessuno ha il coraggio di buttare. Danilo — il paziente si tiene in vita perché operarlo è più pericoloso della malattia. Aprile 2020: il portale della disoccupazione del New Jersey si pianta, e il governatore fa la cosa che nessun politico fa mai — chiede pubblicamente volontari che sappiano ancora scrivere un linguaggio di sessant'anni fa. Ne arrivano centinaia in un weekend. Sotto ci sono tremila miliardi di dollari al giorno, i floppy da otto pollici che fino al 2019 portavano gli ordini nucleari americani, e una sonda a ventidue ore luce da qui a cui hanno riscritto il codice a mano. C'è anche una data già fissata per il prossimo guaio: 19 gennaio 2038. Irene — l'unico modo di entrare in cattedra è bruciando il libro. Un medico del Cinquecento si sceglie da solo un nome che significa "meglio di Celso", va a imparare dai barbieri e dai minatori invece che all'università, e ribalta mille anni di dottrina medica. Metà di quel che dice arriva giusto con un secolo di anticipo; l'altra metà sono gnomi, salamandre e una ricetta per fabbricare un uomo dentro un'ampolla. Un linguaggio che regge le banche, una dottrina fatta di zolfo e salamandre: conta meno il contenuto del fatto che regga. Music by Karl Casey @ White Bat Audio Fotocopiatrici sanguinarie
Undicesima puntata, e il filo lo dichiara Irene in chiusura senza averlo pianificato: è sempre una questione di numeri. Danilo — comprimere vuol dire decidere cosa buttare via. Nel 2013 uno mette una planimetria sul vetro di una fotocopiatrice, guarda il PDF e trova una stanza da 22 metri quadri accanto a una da 14. Il punto che gela: il file non era sgranato, i numeri erano nitidi e allineati. Erano solo i numeri di un'altra stanza. Per capire com'è possibile si passa dall'MP3, che non è un modello della musica ma dei vostri difetti, e da un algoritmo che i caratteri uguali, invece di ridisegnarli, li ricolla. Sono otto anni di documenti. E oggi il problema è peggiorato: la macchina non toglie più, aggiunge. Irene — la contessa che era solo stronza. I bagni di sangue, la vergine di ferro, seicentocinquanta ragazze: la leggenda la conoscete. I verbali stanno ancora nell'archivio ungherese e dicono un'altra cifra — che non è un'assoluzione, perché quello che ha fatto davvero è agli atti. Un processo, però, lei non l'ha mai avuto. Il mostro nasce nel 1729, e nasce dalla penna di un gesuita. In un caso ha deciso un algoritmo cosa fosse trascurabile, nell'altro un uomo con un movente. In nessuno dei due qualcuno ha sbagliato un conto. Music by Karl Casey @ White Bat AudioCoyote che saltano su Roanoke
Decima puntata, e il filo è dichiarato in apertura: si parla di bugie. Quelle che ti raccontano i videogiochi, e quella che si è raccontata un paese intero. Danilo — la nebbia c'era perché la macchina non ce la faceva. Il capolavoro atmosferico che tutti citano nasce da un limite tecnico; le porte che cigolano nascondono un caricamento; le fessure strette in cui ti infili di traverso sono la stessa pezza, con trent'anni di grafica in più addosso. Poi l'elenco di tutte le volte in cui il gioco bara — sempre a tuo favore: l'ultima tacca di vita, il primo colpo che ti manca sempre, il mezzo secondo che ti regala quando sei già oltre il bordo. Poi arriva un brevetto del 2017, e la bugia smette di lavorare per te. Irene — Croatoan, e nient'altro. Centodiciotto coloni inglesi spariti da un'isola della Carolina del Nord, una parola incisa su una palizzata. I carteggi però raccontano un'altra storia, e il piano di spostarsi esisteva prima ancora di partire dall'Inghilterra: avevano perfino un codice concordato per segnalarlo. La parte che manca sulla palizzata è quella che conta. Il mistero è stato costruito nell'Ottocento, quando a qualcuno serviva una mitologia nazionale. Come storia vera è noiosissima. È esattamente per questo che per duecento anni abbiamo preferito l'altra. Music by Karl Casey @ White Bat Audio