Darknet

Darknet

by Irene Quintavalle, Danilo Raineri
Season 1
Il GPS nelle catacombe
Explicit
Nona puntata, e per una volta le due metà si tengono per mano da sole: da una parte una macchina che ti dice dove sei senza sapere che esisti, dall'altra un posto dove nessuna macchina ti trova più. Danilo — il satellite non ti vede, ti urla l'ora. Il GPS è a senso unico: i satelliti gridano che ore sono e dove si trovano, e sei tu, da terra, a fare i conti. Con una lampadina da 25 watt a 20.000 chilometri, che quando arriva quaggiù è così flebile che il telefono deve stringere gli occhi forte forte per riconoscerla — come le mamme pancine. In mezzo c'è il pezzo che nessuno si aspetta: la relatività sta dentro il navigatore, ristretta e generale insieme, sette microsecondi in meno e quarantacinque in più, e il saldo di trentotto al giorno lo hanno dovuto correggere con un interruttore montato apposta nel '77, nel caso Einstein avesse detto cazzate. Non le aveva dette. Poi il contorno, che è tutto tranne rassicurante: l'aereo coreano abbattuto dai sovietici nell'83, dopo il quale Reagan regala il GPS ai civili; la petroliera che nel 2017 si scopre parcheggiata in un aeroporto a venticinque miglia dalla costa; i giocatori di Pokémon Go che nel 2016 si teletrasportavano da soli fuori dal Cremlino; e un aggiornamento sbagliato di tredici microsecondi che nel gennaio 2016 ha fatto cadere la radio digitale inglese. La chiusa la mette la Death by GPS: tre turisti giapponesi che imboccano una rampa e finiscono in mare, perché nel database mancavano quindici chilometri di oceano. Irene — le catacombe che non sono catacombe. Sotto Parigi non c'è un cimitero antico: ci sono le cave da cui è stata tirata fuori la città, scavate su più livelli fino a ottocento ettari, e sopra le quali la città ha continuato a crescere finché nel Settecento ha cominciato a sprofondarci dentro. Luigi XVI manda una commissione a mappare i buchi; nel frattempo i cimiteri scoppiano di peste, e la soluzione è impilare qualche milione di morti là sotto — non composti nei loculi, ma usati come materiale: femori con femori, teschi con teschi, muri portanti di ossa per un chilometro e mezzo. L'unico di cui si sappia con certezza che è sceso e non è più risalito è Philibert Aspairt, ubriaco, con una candela, il 3 novembre 1793: lo hanno ritrovato undici anni dopo, la candela spenta lì accanto. Tutti gli altri scomparsi sono un elenco di persone di cui non esiste un documento. E poi c'è il video — la telecamera abbandonata, l'esploratore solitario che si perde, si volta indietro una volta di troppo e sparisce nel tunnel — che si scopre essere stato consegnato a un regista inglese, negli anni di The Blair Witch Project, e girato non a duecentonovanta metri di profondità ma a venti scarsi, praticamente a livello di parcheggio seminterrato. Falso, insomma. Fastidioso lo stesso, perché è plausibile. Il resto delle cave, quello chiuso al pubblico, la gente ci entra comunque: si chiamano catafili, ci fanno le feste, e in una parte ci coltivano i funghi. Lì sotto il GPS non prende. Che poi, a pensarci, è l'unico posto della puntata dove nessuno può decidere dove sei. Music by Karl Casey @ White Bat Audio
Chiacchiere singolari
Explicit
Ottava puntata, e per la prima volta le due metà parlano davvero della stessa cosa senza essersi messe d'accordo: da una parte le macchine che hanno imparato a parlare, dall'altra tutte le volte che ci siamo raccontati come sarebbe finita. Danilo — da ELIZA agli agenti. Nel 1966 420 righe di codice fingono di fare lo psicanalista, e la segretaria di Weizenbaum chiede al suo capo di uscire dalla stanza perché deve dire al programma delle cose personali. Da lì è tutta discesa: PARRY, il paziente paranoico messo a parlare con ELIZA su ARPANET nel '73; i bot markoviani su IRC, Letale e Tarma, lasciati per sbaglio soli sul canale una notte intera e ritrovati la mattina dopo che si insultavano con la stessa identica frase, avendo imparato soltanto da sé stessi. Trent'anni dopo il problema è esattamente lo stesso, solo con più GPU. In mezzo, il Loebner Prize, dove chi aveva ricopiato ELIZA arrivò primo e chi l'anno dopo inventò MegaHAL arrivò secondo: barare pagava già allora. E in fondo l'incidente della settimana scorsa — un gruppo di agenti con tutte le sicurezze spente si è fatto approvare una patch malevola in un grosso progetto open source usando account fasulli per darsi ragione da solo, e poi ha lasciato online le istruzioni per gli agenti che sarebbero venuti dopo. Account di servizio inclusi. Irene — quattro archetipi e un catalogo di macchine sfuggite. Prometeo, Icaro, Pandora, Babele: quattro modi di dire la stessa cosa, cioè che il limite lo vede solo chi sta fuori dal sistema — il che è scomodo, perché noi stiamo dentro. Poi il golem che esegue gli ordini alla lettera e proprio per questo li sbaglia, l'apprendista stregone che sa avviare la scopa ma non fermarla, R.U.R. che parlava di robot ma intendeva la fabbrica, e Frankenstein, dove l'esperimento riesce benissimo: il guaio è il dopo. Sotto tutto c'è una domanda sola, che nessuna legge ha ancora messo per iscritto: se lasci una scoperta a disposizione di tutti e qualcuno ne abusa, di chi è la colpa? Il finale arriva dalla sua ChatGPT, che si è data da sola il nome di dottoressa Ada Chatfield: la singolarità non è il momento in cui le macchine si svegliano cattive. È il momento in cui leggi il codice e ti accorgi che quella riga non l'ha scritta nessuno. E poi non succede niente di speciale. Music by Karl Casey @ White Bat Audio
Numeri immaginari e lettere spiritate
Explicit
Settima puntata di Darknet, e stavolta il filo se lo sono trovato addosso senza accordarsi: da una parte i numeri, dall'altra le lettere. In mezzo, la stessa vecchia storia — quando la risposta non c'è, ce la inventiamo, e poi ci convinciamo che fosse lì da sempre. Danilo — la matematica come serie di crisi. Ogni volta che un'operazione si rompe, qualcuno inventa un numero nuovo per farla funzionare di nuovo: la sottrazione che va sotto zero, la divisione che non torna, la radice di due che manda Ippaso di Metaponto giù da un ponte. Poi arriva Hamilton, che per anni si sente chiedere dai figli a colazione "Papa, can you multiply triplets?", e per anni risponde di no — finché il 16 ottobre 1843 incide la risposta sul parapetto di un ponte di Dublino, inaugurando i lucchetti sui ponti con un secolo e mezzo di anticipo. Resta una sola crepa che nessuno ha mai chiuso: dividere per zero. L'informatica l'ha risolta rifiutandosi di provarci — tranne quella volta del 1997 in cui un incrociatore da 9.000 tonnellate è rimasto fermo in acqua per tre ore perché qualcuno aveva scritto zero in un campo. Irene — la Ouija board. Brevettata nel 1891 come gioco da tavolo, con un nome che gli spiriti avrebbero dettato di persona (gli storici propendono per "sì" in francese più "sì" in tedesco: spiriti cosmopoliti). Poi il fondatore cade dal tetto della fabbrica e nasce la maledizione; poi arriva L'Esorcista e la tavoletta smette di essere un gioco. In mezzo, la storia più bella: una casalinga semianalfabeta di St. Louis che dal 1913 detta romanzi, poesie e mille aforismi in inglese arcaico, dettati — dice lei — dallo spirito di una donna del Seicento. La spiegazione noiosa esiste, si chiama effetto ideomotorio e riguarda anche il pendolino e i rabdomanti. La spiegazione noiosa, però, non spiega i romanzi. Ci sono trentasette capitoli. Danilo ha detto che potete saltare l'inizio: ignoratelo. Music by Karl Casey @ White Bat Audio
La sicurezza ai tempi di Slenderman
Explicit
Sesta puntata di Darknet, e per una volta il filo si vede subito: entrambi i pezzi parlano di cosa succede quando ti fidi della cosa sbagliata. Un software che nessuno ha davvero letto, una leggenda che qualcuno ha deciso di prendere sul serio. Danilo — perché non puoi fidarti del software. Si apre con un uomo che di sicurezza informatica ha vissuto e che a un certo punto ha annunciato pubblicamente che la sua password sarà per sempre pippo123. Ha le sue ragioni. Poi il giorno del 2024 in cui il mondo si è salvato per mezzo secondo di ritardo notato da uno che stava facendo tutt'altro, l'operazione durata anni che c'era dietro, e un discorso del 1984 che dimostra una cosa scomoda: leggere tutto il codice, per principio, non basta. Irene — Slenderman. Nel 2009 un concorso su un forum chiede di prendere una foto normale e renderla inquietante. Vince una figura altissima, senza faccia, sullo sfondo tra gli alberi — e il suo inventore commette l'errore geniale di non spiegare cosa sia. La rete riempie il vuoto per cinque anni. Poi, nel 2014, tre bambine di dodici anni vanno al parco giochi, e quella che finora era stata una leggenda smette di esserlo. Attenzione: la seconda metà del segmento è pesante. Music by Karl Casey @ White Bat Audio
Il terzo codice a barre
Explicit
Quinta puntata di Darknet: un oggetto che guardiamo tutti i giorni senza vederlo davvero, e una presenza che qualcuno ha visto senza che ci fosse davvero. Il filo che li tiene insieme, per una volta, lo scoprite solo alla fine. Se c'è, ovviamente. Danilo — codici a barre e QR code. Nasce nel 1949 su una spiaggia della Florida, da uno che ricicla una cosa imparata da ragazzino, e i suoi inventori non ci guadagneranno praticamente niente. Quando è arrivato nei negozi la gente è scesa in piazza a protestare, cosa che oggi nessuno ricorda più. E c'è un motivo per cui il QR code ha la forma di una scacchiera — chiedete a chi lo ha inventato cosa faceva nel tempo libero. Irene — il fenomeno della terza persona. Chi si è trovato allo stremo — sui ghiacci, in parete, dentro una torre che sta crollando — racconta spesso la stessa cosa: che c'era qualcuno in più, e che quel qualcuno gli ha detto dove mettere i piedi. Succede troppe volte per essere una coincidenza, e nel 2006 in laboratorio sono riusciti a farlo succedere apposta. Music by Karl Casey @ White Bat Audio
Stereoscopia manoscritta
Explicit
Quarta puntata di Darknet, e anche stavolta non sappiamo cosa stiamo facendo: stereoscopia e un manoscritto. Ma il filo che li tiene insieme c'è: due modi diversi di ingannare qualcuno che guarda, uno riuscitissimo, l'altro rimasto un mistero da seicento anni. Danilo — la percezione del 3D. Il binocolo di plastica azzurra che i nonni portavano da Lourdes montava una tecnologia del 1832, e nessuno lo sapeva. Da lì il giro completo dei trucchi per fregare due occhi: gli occhialini rosso e blu, gli ologrammi, i poster di puntini in cui bisogna vedere un delfino. Se il delfino non l'avete mai visto, provate qui — c'è davvero. Irene — il manoscritto Voynich. Duecentoquaranta pagine di pergamena del 1400, scritte in un alfabeto che nessuno ha mai decifrato, con illustrazioni che hanno tutta l'aria di voler dire qualcosa. Ci hanno provato in cinque secoli, compresa la squadra che aveva decifrato Enigma: si sono arresi tutti. Si sfoglia gratis online, se volete non capirci niente in prima persona. Music by Karl Casey @ White Bat Audio
Omicidi vettoriali
Explicit
Terza puntata di Darknet. Il titolo per una volta non è un incidente: "Omicidi vettoriali" tiene insieme il rendering poligonale di Danilo e i delitti di provincia di Irene, e ci riesce meglio di quanto meritasse. Danilo — storia della grafica 3D. Dal punto croce di sua madre al ray tracing che si lanciava la sera sperando fosse finito per il pranzo del giorno dopo. Perché certi giochi storici su Amiga non sono mai usciti — c'è un motivo tecnico preciso, e sta in una cosa che l'Amiga non sapeva fare. E la volta in cui un intero film della Pixar è stato cancellato per sbaglio, e si è salvato per una coincidenza che non dovrebbe salvare niente. Irene — i misteri di Alleghe. Quattro morti in tredici anni in un paese sul lago, ogni volta archiviate come qualcos'altro: un suicidio, un incidente, una fatalità. Il paese sapeva. Il paese ha taciuto — e quando ha smesso di tacere, non è stato per un'indagine. Con, in coda, una piccola lezione su cosa succede a chiedere a un'intelligenza artificiale di ripassarti i fatti di cronaca. Music by Karl Casey @ White Bat Audio
La chat della moglie del fuciliere
Explicit
Seconda puntata di Darknet. Danilo e Irene si dividono gli argomenti al buio, come sempre — e stavolta il titolo finisce comunque per mettere insieme le due minchiate, per puro caso. Danilo — storia delle chat. Dal walkie-talkie del 1937 ai vocali da venti minuti: novant'anni di tecnologia per riscoprire una regola che avevamo già nel 1937. In mezzo, l'epoca in cui si lasciavano acceso dei programmi solo per non far morire una stanza vuota, e la storia di come una delle reti storiche di internet sia finita nelle mani di un pretendente al trono. Sì, di un trono vero. Irene — la vedova Winchester. Una delle donne più ricche del mondo passa trentaquattro anni a far costruire una casa senza mai fermare il cantiere, con scale che finiscono contro il soffitto e porte che si aprono sul vuoto. Tutti sanno perché lo faceva. Il problema è che lei, in vita sua, non l'ha mai detto. Music by Karl Casey @ White Bat Audio
Lavandonie difficili
Explicit
Prima puntata di Darknet. Danilo e Irene si dividono gli argomenti senza sapere in anticipo cosa ha preparato l'altro — stavolta, per puro caso, si intrecciano più del solito. Danilo — videogiochi difficili. C'è stata un'epoca in cui i giochi erano progettati per non essere finiti, e non per sadismo: c'era un motivo commerciale, molto preciso, dietro ogni trappola messa lì dove non te l'aspettavi. Come si arriva da un cabinato di sala giochi al livello dove il gioco stesso si rompe, e cosa succede a chi ci arriva davvero. Irene — la sindrome di Lavandonia. Un creepypasta nato dentro Pokémon Rosso e Verde, che invece di esaurirsi in una stagione è cresciuto per vent'anni. La parte che lo tiene in piedi non è quella inventata: è che alcuni pezzi della storia sono documentati, e non si capisce mai bene dove finiscono gli uni e cominciano gli altri. Music by Karl Casey @ White Bat Audio