
Note sull'episodio
Boom Radio, emittente britannica nata nel 2021 e rivolta ai baby boomer, investe un milione di sterline (1,184 milioni di euro) in una campagna pubblicitaria televisiva e social.
Lo spot di 30 secondi utilizza fotografie degli ascoltatori animate con l’intelligenza artificiale, evocando i ricordi degli anni Sessanta e Settanta.
La particolarità è che la pubblicità suggerisce esclusivamente l’ascolto tramite DAB+ e Amazon Alexa, senza citare app, sito, aggregatori o Google.
Una scelta che privilegia semplicità d’accesso e riconoscibilità del marchio, autentico esempio di nomen omen.
D’altra parte, anche da noi la ricerca Auditel-Ipsos conferma che il pubblico maturo è sempre più digitale: il 92% delle famiglie composte esclusivamente da 65-74enni dispone di Internet.
L’età avanzata, dunque, non costituisce necessariamente un ostacolo alla fruizione radiofonica digitale.
Le esperienze di 4BH in Australia e 80s80s in Germania confermano le potenzialità dei formati musicali rivolti agli adulti sulle piattaforme digitali.
Boom Radio dimostra inoltre l’importanza di investire nella promozione per trasformare la disponibilità tecnologica in ascolto effettivo.
In Italia, invece, l’ipotesi di introdurre un vincolo di copertura FM per accedere ad Audiradio 2027 rischia di penalizzare gli operatori che sviluppano la presenza digitale (e l’affermazione del DAB stesso).
La lezione britannica è chiara: per conquistare ascoltatori occorrono identità riconoscibile, promozione e reperibilità, indipendentemente dalla piattaforma trasmissiva
