Darknet

Darknet

di Irene Quintavalle, Danilo Raineri
Stagione 1

Il GPS nelle catacombe

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Nona puntata: una macchina che ti dice dove sei senza sapere che esisti, e un posto dove nessuna macchina ti trova più. Danilo — il satellite non ti vede, ti urla l'ora. Il GPS è a senso unico, e il conto lo fai tu, da terra, su un segnale che quando arriva quaggiù è flebile come una lampadina da 25 watt a ventimila chilometri. Dentro il navigatore c'è la relatività, tutte e due, e nel 1977 accanto ci hanno montato un interruttore per il caso in cui Einstein avesse detto cazzate. Il contorno è meno rassicurante: una petroliera che si ritrova parcheggiata in un aeroporto, la radio digitale inglese caduta per tredici microsecondi, e tre turisti che seguono il navigatore fin dentro il mare. Irene — le catacombe che non sono catacombe. Sotto Parigi non c'è un cimitero antico: c'è la cava da cui è stata tirata fuori la città, e dentro cui a un certo punto la città ha cominciato a sprofondare. I morti ci sono, qualche milione, ma non messi come immaginate: sono materiale da costruzione. Di uno solo si sa per certo che è sceso nel 1793 e non è più risalito. Del video che gira da vent'anni, invece, meglio diffidare. Lì sotto il GPS non prende: è l'unico posto della puntata in cui nessuno può decidere dove sei. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

Chiacchiere singolari

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Ottava puntata, e per la prima volta le due metà parlano della stessa cosa senza essersi messe d'accordo. Danilo — da ELIZA agli agenti. Nel 1966 bastarono poche centinaia di righe di codice perché la segretaria di Weizenbaum chiedesse al capo di uscire dalla stanza: doveva dire al programma delle cose personali. Poi due bot lasciati per sbaglio soli su un canale IRC per una notte intera, e quello che si dicevano l'indomani mattina. Sessant'anni dopo il problema è identico, solo con più GPU — e la cronaca della settimana scorsa lo dimostra in modo poco divertente. Irene — quattro archetipi, e un catalogo di macchine sfuggite di mano. Prometeo, Icaro, Pandora e Babele dicono tutti la stessa cosa: il limite lo vede solo chi sta fuori dal sistema, e noi stiamo dentro. Sotto c'è una domanda che nessuna legge ha ancora messo per iscritto — se lasci una scoperta a disposizione di tutti e qualcuno ne abusa, di chi è la colpa? La definizione di singolarità con cui si chiude arriva, a sorpresa, da una ChatGPT che si è scelta un nome da sola. Uno dei due ha chiuso dicendo che stasera hanno detto meno minchiate del solito. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

Numeri immaginari e lettere spiritate

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Settima puntata, e il filo se lo sono trovato addosso senza accordarsi: da una parte i numeri, dall'altra le lettere. Danilo — la matematica come una serie di crisi. Ogni volta che un'operazione si rompe, qualcuno inventa un numero nuovo per rimetterla in piedi — e a qualcuno la faccenda è costata parecchio cara. C'è un uomo che per anni si è sentito chiedere dai figli a colazione se ci fosse riuscito, e il giorno in cui ha trovato la risposta è andato a inciderla su un ponte. Resta una crepa che nessuno ha mai chiuso: nel 1997 è bastata a lasciare fermo in mezzo al mare un incrociatore da 9.000 tonnellate. Irene — la Ouija board. Brevettata nel 1891 come gioco da tavolo, con un nome che secondo l'azienda avevano scelto gli spiriti in persona. La spiegazione noiosa esiste, è nota da un secolo e mezzo e riguarda anche il pendolino dei rabdomanti. Quello che non spiega è la casalinga semianalfabeta del Missouri che per vent'anni ha dettato romanzi in inglese arcaico. Trentasette capitoli. Danilo ha detto che potete saltare l'inizio: ignoratelo. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

La sicurezza ai tempi di Slenderman

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Sesta puntata di Darknet, e per una volta il filo si vede subito: entrambi i pezzi parlano di cosa succede quando ti fidi della cosa sbagliata. Un software che nessuno ha davvero letto, una leggenda che qualcuno ha deciso di prendere sul serio. Danilo — perché non puoi fidarti del software. Si apre con un uomo che di sicurezza informatica ha vissuto e che a un certo punto ha annunciato pubblicamente che la sua password sarà per sempre pippo123. Ha le sue ragioni. Poi il giorno del 2024 in cui il mondo si è salvato per mezzo secondo di ritardo notato da uno che stava facendo tutt'altro, l'operazione durata anni che c'era dietro, e un discorso del 1984 che dimostra una cosa scomoda: leggere tutto il codice, per principio, non basta. Irene — Slenderman. Nel 2009 un concorso su un forum chiede di prendere una foto normale e renderla inquietante. Vince una figura altissima, senza faccia, sullo sfondo tra gli alberi — e il suo inventore commette l'errore geniale di non spiegare cosa sia. La rete riempie il vuoto per cinque anni. Poi, nel 2014, tre bambine di dodici anni vanno al parco giochi, e quella che finora era stata una leggenda smette di esserlo. Attenzione: la seconda metà del segmento è pesante. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

Il terzo codice a barre

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Quinta puntata di Darknet: un oggetto che guardiamo tutti i giorni senza vederlo davvero, e una presenza che qualcuno ha visto senza che ci fosse davvero. Il filo che li tiene insieme, per una volta, lo scoprite solo alla fine. Se c'è, ovviamente. Danilo — codici a barre e QR code. Nasce nel 1949 su una spiaggia della Florida, da uno che ricicla una cosa imparata da ragazzino, e i suoi inventori non ci guadagneranno praticamente niente. Quando è arrivato nei negozi la gente è scesa in piazza a protestare, cosa che oggi nessuno ricorda più. E c'è un motivo per cui il QR code ha la forma di una scacchiera — chiedete a chi lo ha inventato cosa faceva nel tempo libero. Irene — il fenomeno della terza persona. Chi si è trovato allo stremo — sui ghiacci, in parete, dentro una torre che sta crollando — racconta spesso la stessa cosa: che c'era qualcuno in più, e che quel qualcuno gli ha detto dove mettere i piedi. Succede troppe volte per essere una coincidenza, e nel 2006 in laboratorio sono riusciti a farlo succedere apposta. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

Stereoscopia manoscritta

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Quarta puntata di Darknet, e anche stavolta non sappiamo cosa stiamo facendo: stereoscopia e un manoscritto. Ma il filo che li tiene insieme c'è: due modi diversi di ingannare qualcuno che guarda, uno riuscitissimo, l'altro rimasto un mistero da seicento anni. Danilo — la percezione del 3D. Il binocolo di plastica azzurra che i nonni portavano da Lourdes montava una tecnologia del 1832, e nessuno lo sapeva. Da lì il giro completo dei trucchi per fregare due occhi: gli occhialini rosso e blu, gli ologrammi, i poster di puntini in cui bisogna vedere un delfino. Se il delfino non l'avete mai visto, provate qui — c'è davvero. Irene — il manoscritto Voynich. Duecentoquaranta pagine di pergamena del 1400, scritte in un alfabeto che nessuno ha mai decifrato, con illustrazioni che hanno tutta l'aria di voler dire qualcosa. Ci hanno provato in cinque secoli, compresa la squadra che aveva decifrato Enigma: si sono arresi tutti. Si sfoglia gratis online, se volete non capirci niente in prima persona. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

Omicidi vettoriali

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Terza puntata di Darknet. Il titolo per una volta non è un incidente: "Omicidi vettoriali" tiene insieme il rendering poligonale di Danilo e i delitti di provincia di Irene, e ci riesce meglio di quanto meritasse. Danilo — storia della grafica 3D. Dal punto croce di sua madre al ray tracing che si lanciava la sera sperando fosse finito per il pranzo del giorno dopo. Perché certi giochi storici su Amiga non sono mai usciti — c'è un motivo tecnico preciso, e sta in una cosa che l'Amiga non sapeva fare. E la volta in cui un intero film della Pixar è stato cancellato per sbaglio, e si è salvato per una coincidenza che non dovrebbe salvare niente. Irene — i misteri di Alleghe. Quattro morti in tredici anni in un paese sul lago, ogni volta archiviate come qualcos'altro: un suicidio, un incidente, una fatalità. Il paese sapeva. Il paese ha taciuto — e quando ha smesso di tacere, non è stato per un'indagine. Con, in coda, una piccola lezione su cosa succede a chiedere a un'intelligenza artificiale di ripassarti i fatti di cronaca. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

La chat della moglie del fuciliere

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Seconda puntata di Darknet. Danilo e Irene si dividono gli argomenti al buio, come sempre — e stavolta il titolo finisce comunque per mettere insieme le due minchiate, per puro caso. Danilo — storia delle chat. Dal walkie-talkie del 1937 ai vocali da venti minuti: novant'anni di tecnologia per riscoprire una regola che avevamo già nel 1937. In mezzo, l'epoca in cui si lasciavano acceso dei programmi solo per non far morire una stanza vuota, e la storia di come una delle reti storiche di internet sia finita nelle mani di un pretendente al trono. Sì, di un trono vero. Irene — la vedova Winchester. Una delle donne più ricche del mondo passa trentaquattro anni a far costruire una casa senza mai fermare il cantiere, con scale che finiscono contro il soffitto e porte che si aprono sul vuoto. Tutti sanno perché lo faceva. Il problema è che lei, in vita sua, non l'ha mai detto. Music by Karl Casey @ White Bat Audio

Lavandonie difficili

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Prima puntata di Darknet. Danilo e Irene si dividono gli argomenti senza sapere in anticipo cosa ha preparato l'altro — stavolta, per puro caso, si intrecciano più del solito. Danilo — videogiochi difficili. C'è stata un'epoca in cui i giochi erano progettati per non essere finiti, e non per sadismo: c'era un motivo commerciale, molto preciso, dietro ogni trappola messa lì dove non te l'aspettavi. Come si arriva da un cabinato di sala giochi al livello dove il gioco stesso si rompe, e cosa succede a chi ci arriva davvero. Irene — la sindrome di Lavandonia. Un creepypasta nato dentro Pokémon Rosso e Verde, che invece di esaurirsi in una stagione è cresciuto per vent'anni. La parte che lo tiene in piedi non è quella inventata: è che alcuni pezzi della storia sono documentati, e non si capisce mai bene dove finiscono gli uni e cominciano gli altri. Music by Karl Casey @ White Bat Audio
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