I nostri sentimenti

I nostri sentimenti

di Luca Stanchieri
Stagione 1
Il sentimento dell'intelligenza
Leonardo studiò anatomia per vent'anni, sezionando cadaveri di notte. Michelangelo scolpiva quattordici ore al giorno e dormiva vestito per non perdere tempo. Edison fece più di mille esperimenti falliti prima di una lampadina funzionante. Eppure di loro ricordiamo solo il risultato — mai il processo che lo ha prodotto. Nella dodicesima puntata di "I nostri sentimenti", Luca Stanchieri affronta il secondo dei sentimenti relazionali: quello verso la nostra intelligenza e la nostra bravura. Al centro c'è un bersaglio preciso, il paradigma della lotteria genetica — l'idea che chi è bravo sia nato fortunato. Nessuno, sostiene Luca, nasce con una genetica che regala un talento: ogni talento è campo-dipendente, si forma solo con un allenamento efficace, e il vantaggio iniziale di chi "va bene senza fatica" diventa spesso un ostacolo quando l'asticella si alza. La puntata attraversa le intelligenze multiple di Gardner, il celebre esperimento di Rosenthal e Jacobson alla Oak School del 1968 — dove bastò dire agli insegnanti che certi bambini, scelti a caso, erano promettenti perché lo diventassero davvero — e il mindset statico e dinamico di Carol Dweck. Fino a due idee che allargano il campo: la prospezione, cioè il modo in cui il sentimento delle nostre capacità, proiettato nel futuro, genera già oggi paura o fiducia; e il "serial killer della speranza", quella voce interna che smonta ogni ambizione e che non va combattuta né assecondata, ma ascoltata e tradotta in una domanda a cui rispondere. Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it
Il sentimento del corpo
"Nella mia testa io sono un grasso che adesso è magro." Luca Stanchieri racconta di sé — della nonna ciociara che aveva conosciuto la fame e cucinava come per sfamare un paese, delle prese in giro da adolescente, del disprezzo verso il proprio corpo e della lotta che ne è seguita — per introdurre il primo dei sentimenti relazionali: quello che proviamo verso il nostro corpo vivo. È il fondamento del rapporto con noi stessi, ed emerge nella preadolescenza, quando la coscienza comincia a inseguire un corpo che si trasforma più in fretta di lei. Da qui la puntata affronta l'autostima attraverso tre simboli: il bene, la bravura, la bellezza. Quale mettiamo al primo posto cambia tutto. Viviamo in una società che dà feedback solo sulla bravura — nessuno viene elogiato per essere buono, al massimo lo si dà per scontato. E quando a dominare è la bellezza, il corpo diventa il banco di prova del nostro valore, l'umanità diventa un pubblico e noi stessi dei personaggi. Con una tesi che allarga il campo: il sentimento verso il corpo non è solo intimo. È stato il motore di trasformazioni culturali enormi — dalle donne che hanno infranto una cultura medica che le riteneva inadatte alla professione, ai movimenti che hanno rivendicato il corpo come bene primario e non come territorio amministrato da autorità esterne. La puntata si apre con il principio dell'allenamento — i sentimenti non si inducono, ma la facoltà sentimentale si allena — e si chiude con una domanda: che significa per te essere buono con il tuo corpo? Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it
L'adolescenza sentimentale
Esiste una seconda adolescenza. Non ha nulla a che vedere con il corpo: arriva a qualunque età adulta, spesso dopo i cinquanta, e comincia quasi sempre da una domanda — quanto mi resta da vivere? È il momento in cui il progetto di vita scritto da giovani chiede di essere riscritto. Luca Stanchieri la chiama adolescenza sentimentale, e in questa puntata la ricostruisce partendo da più lontano: da cosa significhi davvero prendersi cura di sé. Non concedersi un premio, ma preparare il terreno — il gesto elementare con cui si coltiva quello che in tutte le culture è il simbolo della felicità, dal giardino dell'Eden a quello di Epicuro. Da lì la puntata arriva alla libertà, che è più complicata di quanto sembri. È prima di tutto un fatto: possiamo scegliere chi essere, e questo include la libertà di essere infelici. Diventa un sentimento solo quando scopriamo di essere liberi anche di essere felici. Ed è proprio questa libertà a renderci insicuri — perché nessuno può sostituirci nella scelta di chi vogliamo essere. Con gli studi longitudinali di Emmy Werner alle Hawaii, che seguirono seicentonovanta bambini per oltre trent'anni: l'infanzia pesa, ma la nostra capacità di elaborare i sentimenti resta malleabile per tutta la vita. E con una parte personale — il ritmo delle giornate, lo sport, il gioco preso sul serio come lo prendono i bambini, e il corpo che a questa età va onorato non risparmiandolo, ma facendolo faticare. Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it
La compassione
"Avrei avuto più caro che l'ordine fosse stato di dargli un'archibugiata sulla schiena, senza sentirla parlare, senza vederla in volto." Chi parla è il Nibbio, uomo di fiducia dell'Innominato, appena tornato dal rapimento di Lucia. E aggiunge: mi ha fatto troppa compassione. È da questa scena dei Promessi Sposi che Luca Stanchieri parte per raccontare il sentimento che può rovesciare il risentimento. Un criminale che non aveva mai provato rimorso scopre, davanti a una giovane donna inerme, di non essere più l'uomo che credeva di essere. La stessa cosa accade tre secoli dopo a Frank Galvin, avvocato fallito e alcolizzato del Verdetto di Sidney Lumet, che entra in un ospedale per fotografare una donna in stato vegetativo — prova legale utile a strappare qualche dollaro in più — e si trova a chiedersi: se accetto quei soldi, che uomo divento? E accade a Rosa Luxemburg, nel 1917, in una lettera dal carcere: un bufalo trascinato nel cortile della prigione, frustato da un soldato, che la fissa con occhi di bambino punito. "Le lacrime che mi scorrevano sul viso erano le sue lacrime." Tre storie lontanissime per dire la stessa cosa. La compassione non è pietà: la pietà guarda dall'alto e conferma la distanza tra chi sta bene e chi sta male. La compassione implica simmetria — chi la prova si vede riflesso nell'altro. Con una distinzione decisiva tra empatia e simpatia, e uno sguardo agli studi di Lynn Hunt su come la diffusione del romanzo, nel Settecento, abbia reso pensabili i diritti umani. Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it
Il risentimento
Il traffico di Roma è il laboratorio perfetto di un sentimento. Basta un errore, una distrazione, un rallentamento — e quello che qualche decennio fa produceva una battuta tagliente oggi produce una lite. Perché nell'abitacolo l'altro è senza volto, è intercambiabile, e lo scambio è irreversibile: ci si incrocia una volta sola, non c'è spazio per la riparazione. Luca Stanchieri chiama questo meccanismo il paradigma dell'altrismo: l'altro è semplicemente chi non sono io, una massa indifferenziata e ostile. Ed è il cuore del risentimento — il secondo modo in cui l'amore per la vita fallisce. La puntata parte dalla vendetta come dovere sacro nell'antica Grecia e dalla faida germanica, con il guidrigildo che la trasformò in compensazione. Distingue il risentimento dalla rabbia, che esplode subito, e dall'odio, che ha un bersaglio preciso: il risentimento è stabile, deliberato, e mantiene fresche ferite che sarebbero state dimenticate. Chi ne è animato non è risentito verso una persona, ma verso la vita. Al fondo, però, c'è una delusione verso se stessi. E l'unico sollievo che offre — la ricerca di capri espiatori — non guarisce la ferita: la mantiene viva. Con una domanda che riguarda la violenza contemporanea: basta il risentimento a spiegarla? La risposta è categoricamente no. Perché diventi azione, un sentimento deve incontrare una cultura che lo legittimi. Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it
L'inquietudine
Per i Greci e i Romani un'eclissi annunciava guerre, carestie e la morte dei sovrani. Nella Cina antica il vento era uno dei principali veicoli di malattia. Nell'India antica si temeva di passare sotto l'ombra di un malato. Oggi temiamo di parlare in pubblico, di essere giudicati, di fallire un esame. Cambiano gli oggetti, resta il meccanismo. In questa puntata Luca Stanchieri distingue la paura dall'inquietudine, e mostra cosa accade quando l'amore per la vita fallisce nella sua prima forma. La paura è un'emozione: è sempre paura di qualcosa di determinato, e si spegne quando il pericolo passa. L'inquietudine è un sentimento: il suo oggetto non è mai attuale, è sempre probabile, atteso, immaginato. Diventa una postura verso il mondo — l'attesa permanente di un pericolo. Da qui nascono quelli che Luca chiama i fantasmi: immagini persecutorie che non sono mai casuali, ma calibrate con precisione sulla nostra specifica fragilità. Chi teme l'esclusione immagina di restare solo; chi dubita delle proprie capacità immagina di essere smascherato; chi teme il proprio corpo si autoosserva in attesa del sintomo. La puntata attraversa anche la distinzione tra crisi sentimentali e crisi paradigmatiche — con due episodi personali, la crisi religiosa a dieci anni e l'incontro con il coaching che portò alla revisione da cui nasce il coaching umanistico. E arriva al punto in cui l'inquietudine entra in crisi: quando si scopre che, invece di difendere la vita, la restringe. Chiude con un allenamento: distinguere i pericoli reali da quelli probabili, e chiedersi quale debolezza rivela ogni paura. Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it
Il sentimento come verifica
Un uomo sogna da bambino di fare il contadino. Ama la terra, la natura, i raccolti. Si laurea in Economia Agraria a pieni voti, diventa agronomo, entra in un'azienda all'avanguardia con migliaia di ettari fino al mare. Il coronamento di un sogno. Bastano poche settimane per capire che non è la sua vita. Luca Stanchieri parte da questa storia — raccontata da un suo allievo durante il Master — per mostrare la doppia funzione del sentimento primario. Il sentimento non si limita a ispirare il significato che diamo alla nostra vita: ne è anche lo strumento di verifica. Un progetto nato da un sentimento deve, una volta realizzato, suscitare lo stesso sentimento che lo ha generato. Se non accade, il progetto era inadeguato. Da qui nascono i falsi positivi — ricchezza, carriera, fama, ideali di felicità che sembravano soddisfare l'amore per la vita e alla prova si rivelano vuoti — e i falsi negativi, le persone e le esperienze che a prima impressione respingiamo e che, conosciute, ci convertono. La puntata attraversa Heidegger e Bergson come due sentimenti opposti verso la vita, gli studi di Michael Tomasello sulla cooperazione spontanea dei bambini, e lo strato pre-paradigmatico: quella zona confusa e potente — tipica dell'adolescenza ma non solo — in cui un sentimento nuovo si affaccia prima di diventare progetto. Fino alla tesi che chiude la serie di puntate sui sentimenti primari: i sentimenti non capitano, si scelgono. Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it
La base sicura
Una piscina in Islanda. Un bambino di quattro anni chiede al padre un succo di frutta. Il padre gli offre dei crackers. Il bambino insiste. Alla fine il padre dice: se non vieni, ti lasciamo qui. E il bambino, piangendo, lo segue. Luca Stanchieri era seduto lì accanto. Da quella scena parte per raccontare come si forma il sentimento primario — il sentimento che proviamo verso la vita, verso gli altri e verso noi stessi, e che si manifesta poi come carattere, come personalità. Al centro c'è la base sicura di John Bowlby: la relazione in cui qualcuno ci protegge e ci mette nelle condizioni di affrontare il mondo. Con una precisazione che cambia tutto: non basta l'amore. Serve anche la competenza, la capacità di risolvere davvero i problemi. È dalla combinazione delle due che nasce la sicurezza. La puntata attraversa gli oggetti transizionali di Winnicott, il sentimento del conforto, gli strati pre-paradigmatici da cui nascono le prime generalizzazioni sulla vita, e le tre strade che si aprono da lì: l'amore per la vita, l'inquietudine, il rancore. Fino alla tesi che le tiene insieme — nella vita umana non esiste nessun determinismo. Il sentimento primario non nasce mai in modo automatico: emerge da elaborazioni e da scelte di cui siamo protagonisti. Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it
I sentimenti primari
Un detective diventa spietato dopo essere stato aggredito proprio mentre cercava di aiutare qualcuno. Un avvocato crolla in ascensore, assalito dal panico, dopo che la moglie lo ha lasciato definendolo mediocre. Due personaggi della letteratura — di Ed McBain e Gianrico Carofiglio — che a Luca Stanchieri servono per introdurre i sentimenti primari. I sentimenti primari sono il modo in cui simbolizziamo il nostro rapporto con la vita, con il mondo e con gli altri. Vengono prima di tutti gli altri: filtrano e orientano ogni esperienza, ogni relazione, ogni scelta. E non nascono dai fatti che ci accadono, ma da ciò che ricaviamo dai fatti — dalle lezioni che ne traiamo. Tra l'esperienza e il sentimento c'è sempre il nostro vissuto, ed è lì che il sentimento si sceglie. La puntata distingue i sentimenti del corpo (omeostatici) da quelli spirituali (oicheiotici, dalla oikeiosis stoica), presenta i sentimenti primari negativi — il risentimento e l'inquietudine — e mostra come dalla stessa radice, l'autofilia, possano nascere paura difensiva, rancore o amore per la vita. Con un passaggio dal discorso di Rocky Balboa al figlio: non conta quanto colpisci, ma come resti in piedi. Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it
Emozioni e sentimenti
Esiste un treno che, nel 1895, fece urlare e fuggire una sala intera: era solo un'immagine proiettata su un lenzuolo. La paura però era reale. Da quel celebre primo spettacolo dei fratelli Lumière, Luca Stanchieri parte per chiarire una distinzione che riguarda ognuno di noi. Le emozioni sono modificazioni del corpo: brevi, automatiche, visibili, e — in salute — perfette. Non sbagliano mai. I sentimenti sono qualcosa di diverso: simboli valoriali che si formano nel teatro della mente, orientano il corpo, e a differenza delle emozioni possono essere scelti. E proprio perché si scelgono, possono sbagliare. La puntata attraversa la funzione delle emozioni positive e negative, la povertà della pedagogia del bastone e della carota, il modo in cui un'idea — non l'emozione in sé — scatena ciò che sentiamo, e come i sentimenti diventino la nostra macchina del tempo, verso il passato della nostalgia e il futuro della speranza. Fino a una conclusione che ribalta il senso comune: il problema non è gestire le emozioni, è gestire i sentimenti. Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004. Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it
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