Podcast della Fraternità di San Francesco

Podcast della Fraternità di San Francesco

di Fra Giovanni Maria M.
Gv 20,1-2.11-18: Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.
Accanto alla Vergine Madre, Maria Maddalena fu tra le donne che collaborarono all’apostolato di Gesù (Lc 8, 2-3) e lo seguirono fino alla croce (Gv 19, 25) e al sepolcro (Mt 27, 61). Secondo la testimonianza dei vangeli, ebbe il privilegio della prima apparizione di Gesù risorto e dallo stesso Signore ricevette l’incarico dell’annunzio pasquale ai fratelli (Mt 28, 9-10); Gv 20, 11-18).Il cardinale Carlo Maria Martini al riguardo commentava: «Avremmo potuto immaginare altri modi di presentarsi. Gesù sceglie il modo più personale e il più immediato: l’appellazione per nome. Di per sé non dice niente perché “Maria” può pronunciarlo chiunque e non spiega la risurrezione e nemmeno il fatto che è il Signore a chiamarla. Tutti però comprendiamo che quell’appellazione, in quel momento, in quella situazione, con quella voce, con quel tono, è il modo più personale di rivelazione e che non riguarda solo Gesù, ma Gesù nel suo rapporto con lei. Egli si rivela come il suo Signore, colui che lei cerca».La prima lettura e il brano evangelico mettono in evidenza la dimensione della ricerca che accomuna il girovagare in città dell’amata del Cantico dei Cantici, che chiede a chi l’incontra se abbia visto «l’amore dell’anima mia», e il domandare della Maddalena a quello che lei crede essere il custode del giardino se sappia dove sia stato posto Gesù, «il mio Signore». L’esperienza della ricerca dell’amato, particolarmente sottolineata dai mistici ma caratterizzante ogni itinerario spirituale, talora si incontra con la frustrazione: ciò che si cerca non si trova, ma l’assenza anziché spegnere il desiderio lo rende più intenso e struggente, come le lacrime di Maria e il suo sostare davanti alla tomba vuota fanno percepire. Spesso non trovare più ciò che un tempo si trovava in un certo modo è preludio a un salto nel cammino spirituale, che apre a una relazione più profonda col Signore.L’itinerario di Maria è paradigmatico. Recatasi al sepolcro pensando di trovare il corpo morto di Gesù per abbracciarlo inerme e gelido per l’ultima volta, non lo vede, anche se presente; non lo riconosce, perché non è morto, come pensa, ma è vivo e sta parlando con lei. Lo riconosce progressivamente: prima come «maestro», sentendosi chiamare per nome, poi come «Signore», cioè pienamente come Dio, quando, costretta nuovamente da Gesù a vivere l’assenza, non potendolo trattenere, ne ritroverà la presenza annunciandolo agli apostoli.
Mt 12,46-50: Tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!».
La realtà centrale del cristianesimo è che ciascuno di noi, riconoscendo la paternità di Dio, diventa fratello e sorella di Cristo.È un legame di fraternità molto più profondo di quello che nasce semplicemente dal sangue. San Paolo dice che proprio perché figli diventiamo anche eredi: riceviamo per grazia gli stessi doni che il Padre ha concesso al Figlio.Ma in questo episodio del Vangelo ci è rivelato anche che noi diventiamo madre di Cristo per gli uomini, diventiamo cioè missionari.Questa è la dignità del cristiano, questo è l’unico scopo della sua vita: fare la volontà del Padre. Noi sappiamo dal Vangelo di san Giovanni che la volontà del Padre è una sola: “Che conoscano colui che egli ha mandato”.Comunicandolo agli altri uomini, ciascuno di noi comprende, in una esperienza personale sempre più profonda, chi sia Cristo per la sua vita.
Riflessione al Vangelo di oggi 20 Luglio 2026 - Mt 12,38-42
Il brano evangelico esprime il rifiuto di chi non crede a Gesù, e possiamo dividerlo in tre punti: la richiesta di segni (v. 38); il giudizio generale di Gesù (v. 39a); il contro segno dato dal Maestro (v. 39 b).Quando cerchiamo un segno perché manchiamo di fiducia nel Signore, la nostra ricerca religiosa non è più autentica, e cadiamo nell’economia del successo, rifiutando quella umile del regno. Naturalmente diciamo che cerchiamo il segno, il successo, per dare gloria a Dio, ma in realtà ci chiudiamo in qualcosa che ci gratifica e ci conforta. Ma Gesù non accetta questo modo di fare, anzi lo critica duramente: “Generazione adultera e perversa”, generazione che non ha lo sguardo fisso su Dio, che non osa più rischiare, che teme di abbandonarsi alla fede pura. Gesù insegna una economia della fede che sa accettare il fallimento di un progetto; egli denuncia quella richiesta di segni che giunge fino al punto di cancellare la vera ricerca del Dio solo, e che è una idolatria sempre presente nel cuore umano. Per questo promette il segno della sua morte in croce, della sua sconfitta. In realtà, si tratta di un contro-segno. A coloro che cercano segni eclatanti annuncia il suo entrare nell’oscurità e nelle tenebre. Ovviamente è evocata pure la risurrezione, però come compresa nella morte per amore, nella confidenza assoluta che il Figlio ha nel Padre”.
Riflessione e Vangelo del 19 Luglio 2026 - Mt 13,24-43
Seguitemi, andiamo su una collina per osservare dall’alto il campo di cui si parla nel Vangelo. Guardiamo cosa succede.Noi non vediamo più il nemico, è molto tempo che è scomparso. Ciò che vediamo sono delle comunità. Vi sono i buoni cristiani, le persone tiepide, critiche, o complicate in seno alla Chiesa, i peccatori, gli indifferenti. Si fa fatica a distinguere chi fa parte del grano, chi della zizzania. Se continuiamo a guardare, notiamo delle piante che contengono sia del grano, sia della zizzania. Infine delle piante che cambiano. Il grano diventa zizzania e la zizzania grano. Nel campo regna la confusione. Vedo me stesso da qualche parte, sono tra il grano? O tra la zizzania?Vedo anche i miei colleghi: come mai quello lì è laggiù? È incredibile, si trova dove c’è un sacco di grano. Nel campo tutto ha il diritto di crescere, tutti hanno una possibilità.Poi vediamo, dalla nostra collina, i lavoratori. Tra di loro vi sono dei fanatici dell’ordine, dei giardinieri modello, degli artisti del paesaggio come al tempo rococò. Sognano giardini alla francese, in cui tutto è tagliato secondo le regole. Non vorrei cadere nelle loro mani. Sono pastori, o sceriffi che sorvegliano da vicino il loro settore?Ed ecco il contadino. Noi lo indoviniamo, più che vederlo veramente. È là ad aspettare, al fondo della sua casa. Aspetta, paziente, esultando già per la messe. Chiama con tutte le sue promesse colui - che dico? - coloro che vogliono venire a lui. Ripone la sua speranza in molti, in tutti, in tutto questo campo singolare.
Riflessione e Vangelo del 18 Luglio 2026 - Mt 12,14-21
Nel Vangelo di oggi contempliamo Gesù, il Servo mite e umile annunciato dal profeta Isaia. Di fronte all'ostilità e ai progetti di chi vuole eliminarlo, Gesù non risponde con la violenza né con lo scontro, ma continua la sua missione di amore, guarigione e misericordia. La sua forza si manifesta nella mitezza: non spezza la canna incrinata e non spegne il lucignolo fumigante, perché guarda sempre alla speranza e alla possibilità di rialzarsi. Cristo si prende cura di ogni persona con pazienza e compassione, invitandoci a fare altrettanto. In questa riflessione, Fra Giovanni ci accompagna a scoprire come vivere la mitezza evangelica nelle sfide quotidiane, confidando nella vittoria dell'amore di Dio. PACE E BENE
Riflessione di oggi al Vangelo di oggi - Mt 12,1-8 "Il Figlio dell'uomo è signore del sabato".
Gesù ci ricorda che il cuore della Legge è l'amore e la misericordia, non il rispetto formale di regole fini a sé stesse. Il sabato, come ogni comandamento, è un dono di Dio per il bene dell'uomo, non un peso che lo opprime. Per questo Gesù invita a guardare oltre le apparenze e a mettere sempre al centro la persona, con le sue necessità e la sua dignità. Anche noi siamo chiamati a vivere la fede con un cuore libero, capace di scegliere la misericordia prima del giudizio e la carità prima del formalismo. Solo così scopriamo che Cristo è davvero il Signore della nostra vita e ci conduce alla vera libertà.
Riflessione di oggi nella Festa della Madre del Monte Carmelo - Mt 11,28-30
Fra Giovanni riflette su una delle frasi più belle di Gesù "mite e umile di cuore", che si fa vicino a chi è stanco, affaticato e oppresso. Il Signore non promette una vita senza prove, ma offre la sua presenza e un giogo che libera, perché portato insieme a Lui. La profezia di Isaia richiama la speranza di chi confida in Dio, capace di donare pace e vita anche nei momenti più difficili. Nella memoria della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, Maria è presentata come modello di fiducia e di abbandono al Signore: accompagna i credenti nel cammino della fede e li conduce a Cristo, insegnando la mitezza, l'umiltà e la perseveranza. Il messaggio della liturgia è un invito ad affidare a Gesù il peso del cuore, certi che in Lui si trova il vero ristoro e la pace.
Riflessione di Fra Giovanni al Vangelo del giorno - Mt 11,25-27
Nella riflessione di oggi, dedicata alla memoria di San Bonaventura, Fra Giovanni ci accompagna alla scoperta della vera sapienza cristiana. Partendo dalle letture del giorno, ci invita a riconoscere il pericolo della superbia e dell'autosufficienza, per riscoprire la bellezza di un cuore umile, capace di affidarsi a Dio. Il Vangelo ci ricorda che il Signore si rivela ai piccoli: un messaggio che diventa un invito concreto a vivere la fede con semplicità, fiducia e gratitudine, lasciandoci guidare ogni giorno dalla sua Parola.
Riflessione al Vangelo di oggi 14 Luglio 2025 - Mt 11,20-24
In questo podcast del CANALE PREGHIAMO INSIEME della Fraternità di San Francesco riflettiamo sulle parole forti di Gesù, che richiama le città incapaci di riconoscere la presenza di Dio nonostante i segni ricevuti. Alla luce della profezia di Isaia, emerge un invito alla fiducia: non lasciarsi guidare dalla paura, ma fondare la propria vita sulla fede. Una meditazione che ci aiuta a interrogarci sulla nostra disponibilità ad accogliere il Signore, trasformando i doni ricevuti in una risposta concreta di conversione e di speranza.
Riflessione al Vangelo di oggi 13 Luglio 2026
Nel Vangelo di questo lunedì della XV settimana del Tempo Ordinario, Gesù sorprende con parole forti: «Non sono venuto a portare pace, ma spada». Fra Giovanni, della Fraternità di San Francesco, ci guida a comprendere che la "spada" del Vangelo è quella della verità che illumina il cuore, chiama a scegliere Cristo e ci invita a una fede autentica, sostenuta da una vita di giustizia e di misericordia, come ricorda anche il profeta Isaia (Is 1,10-17).
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