Augmenta. Podcast

Augmenta. Podcast

di Formazione continua SUPSI
Stagione 3
Matemati…che? - S03E08
La matematica continua a essere percepita come una delle materie più temute. Da anni però il mondo della scuola sta cercando nuovi modi per insegnarla. Attività ludiche ed esperienziali, sin dalla scuola dell’infanzia, aiutano a sviluppare capacità di astrazione e passione per una disciplina tanto importante quanto affascinante. Il senso comune tende ancora a rappresentare la matematica come uno scoglio che non tutti riescono a sormontare, con tutte le frustrazioni che ne possono derivare. Da questa percezione nasce la volontà di riappacificare studenti e docenti con la matematica, cercando nuove vie per insegnarla. Perché un nodo fondamentale riguarda proprio il modo in cui viene trasmessa. In quasi due decenni in Ticino si è costituita una comunità di insegnanti e docenti universitari che si incontrano per scambiarsi idee, progettare attività, creare materiali didattici e organizzare eventi. In aula queste idee si traducono in attività ludiche ed esperienze concrete legate alla vita quotidiana. Da qui gli allievi sviluppano gradualmente le capacità di astrazione necessarie per comprendere la matematica. Logica, scoperta e creatività sono le chiavi per stimolare gli allievi. Per i docenti, invece, la parola d’ordine è spesso collaborazione e condivisione, anche a tavola. Ascoltare per credere. Ne parliamo con: Silvia Sbaragli, professoressa in Didattica della matematica e responsabile del Centro competenze didattica della matematica al DFA/ASP della SUPSI; Laura Battaini, docente di scuola dell’infanzia; Matteo Morandi, docente di scuola elementare.
Dal lineare al circolare - S03E07
Misurare gli impatti delle proprie attività e tracciare il ciclo di vita dei prodotti sta diventando un requisito imprescindibile per le aziende. Oltre a rispondere al contesto normativo, questi orientamenti possono rivelarsi delle nuove e interessanti leve strategiche. Il paradigma del prodotto di consumo a basso costo e dalla durata di vita limitata sta facendo il suo tempo. In Europa si spinge affinché la loro concezione cambi, attraverso una progettazione che garantisca più vite una volta esaurita la sua funzione principale. Parallelamente, molte aziende stanno abbandonando il sentiero dell’economia lineare per imboccare quello dell’economia circolare. Un vero e proprio riorientamento strategico e un investimento per il futuro. Il primo passo di questa transizione passa dal monitoraggio dei propri consumi, della supply chain e dei prodotti di scarto. In questo modo si possono iniziare ad immaginare nuovi metodi, collaborazioni e nuovi modi per valorizzare quello che fino a ieri era considerato un rifiuto o un costo inevitabile. E in questo senso la conoscenza è potere. Ne parliamo con: Rosario Pirrotta, collaboratore scientifico presso il Laboratorio di sistemi di produzione sostenibili e responsabile del SAS Lifecycle Assessment e del SAS Economia Circolare; Alessandro Fontana, docente-ricercatore senior all’Istituto sistemi e tecnologie per la produzione sostenibile della SUPSI.
I tuoi occhi non si fanno più pesanti S03E06
Attraverso la voce, il ritmo e altre tecniche la comunicazione ipnotica può aiutare una persona a trovare uno stato di maggior focalizzazione, facendo capo a risorse proprie. In cosa diverge dall’ipnosi clinica o da spettacolo? Ne parliamo in questa nuova puntata di Augmenta.Podcast. Bisogna sgomberare subito il tavolo dai vari pendoli, dalle palpebre calanti o dalle frasi ad effetto come “quando schioccherò le dita, ti risveglierai”. La comunicazione ipnotica nulla ha a che vedere con l’ipnosi da spettacolo, né per finalità né per gli strumenti che utilizza. Piuttosto, questo particolare tipo di comunicazione consente al curante di supportare il proprio paziente nell’entrare autonomamente in un particolare stato: più calmo, più concentrato, meno suscettibile agli stimoli esterni. Gli strumenti a disposizione del terapista sono, fra gli altri, la parola e la relazione; strumenti e terreno su cui costruire un’alleanza terapeutica che possa portare un beneficio per l’attività del curante e, di riflesso, al suo paziente. Gli ambiti in cui si può utilizzare la comunicazione ipnotica sono molti: riabilitazione, salute mentale, cure palliative ma anche nel proprio quotidiano. Ne parliamo con: Veronica Paggi, infermiera specializzata in oncologia e cure palliative, docente professionista e responsabile del SAS Basi di comunicazione ipnotica; Yuri Maritan, ergoterapista, consulente sessuologico, docente professionista alla SUPSI e partecipante al SAS Basi di comunicazione ipnotica.
Seguendo una nuova bussola - S03E05
Il contesto globale e le scelte politiche stanno portando a una riduzione massiccia del sostegno pubblico ai progetti di cooperazione e sviluppo. Una situazione che impone un ripensamento e un riposizionamento delle attività e delle strategie di chi opera nel settore. Il taglio più radicale, e ampiamente contestato dalle più importanti ONG, è stato la riduzione del 92% dei contributi a USAID, operato a inizio 2025 dall’amministrazione Trump. Lo stop immediato all’erogazione dei finanziamenti ha decretato la fine dell’agenzia statunitense per lo sviluppo che da sola gestiva il 42% degli aiuti umanitari mondiali. Seppur non con la medesima intensità, molti altri governi stanno riducendo il proprio impegno nei programmi di cooperazione e sviluppo, modificando profondamente il quotidiano di associazioni e organizzazioni. Per garantire una continuità nelle attività, per queste realtà diventa sempre più necessario riorientare i propri interventi, focalizzandosi su gruppi e problematiche più prossime. Un discorso analogo vale anche per la ricerca di finanziamenti: non potendo più fare capo (o in maniera ridotta) al sostegno pubblico, associazioni e ONG devono sviluppare e aprire nuovi canali di finanziamento. La generosità dei cittadini e di organizzazioni filantropiche non è venuta meno, ma occorre sapere come muoversi in un terreno che per molti finora è stato poco, se non per nulla, esplorato. Ne parliamo con: Anna Jaquinta, ricercatrice presso il Centro Competenze in Cooperazione e sviluppo della SUPSI, responsabile del CAS in Cooperazione e sviluppo; Federica Giudici, direttrice della Cooperativa Baobab; Giampiero Giacomel, consulente e docente in ambito di fundraising in Svizzera, Italia e Regno Unito e docente SUPSI dei SAS in fundraising.
La versione migliore di te - S03E04
La diffusione delle intelligenze artificiali generative rende ancora più rilevanti le competenze umane e sociali. La crescita personale va però accompagnata da azioni concrete e osservabili. Una promessa, e una traiettoria evidente, insita nella diffusione degli strumenti d’intelligenza artificiale generativa riguarda la riduzione significativa di molte attività operative. In cosa si tradurrà l’aumento della produttività è tanto un tema di società, quanto delle singole realtà che vieppiù integreranno questi strumenti nel loro quotidiano. La direzione che verrà data a questo cambiamento tecnologico rimarrà un affare prettamente umano. Come squisitamente non-digitali resteranno i nostri rapporti professionali e personali. Saper gestire sé stessi nei rapporti con gli altri è un tema sempre più sentito in molte realtà aziendali: un team coeso è in grado di affrontare i repentini cambiamenti che stiamo vivendo. Per arrivarci occorre lavorare sulle proprie competenze. Non basta raccontarsi di essere migliori, occorre piuttosto tradurre la consapevolezza di sé in comportamenti osservabili, che incidano sulla realtà. Nel passaggio fra il dire e il fare – fra il vorrei e il riesco – si collocano le cosiddette empowering skills. Ne parliamo con: Rossana Andreotti, psicologa, coach e docente del CAS Empowering skills, con un passato manageriale alle spalle; Eliana Stefanoni, psicologa, counselor e coach, e docente senior dell’Area management, risorse umane e economia della Formazione continua della SUPSI.
Quanto è intelligente la tua città? - S03E03
I grandi agglomerati urbani stanno compiendo un percorso di trasformazione per diventare smart cities. In Svizzera si ragiona soprattutto sull’utilizzo delle tecnologie per migliorare i servizi e coinvolgere la popolazione. Il concetto di smart city può richiamare alla mente scenari immaginati dalla fantascienza: il robot che raccoglie i rifiuti e pulisce le strade; schermi luminosi sulle facciate dei palazzi e nelle metropolitane; nuovi e rapidissimi sistemi di spostamento urbano. Il solo limite è la fantasia. Sebbene le metropoli high tech vadano anche in queste direzioni, in Svizzera una città intelligente è soprattutto una città più sostenibile e in grado di affrontare meglio le complessità. Che si tratti di consumi energetici o idrici, partecipazione della popolazione, di facilitare l’accesso della cittadinanza a documenti utili o a snellire le pratiche, le città elvetiche stanno compiendo uno sforzo per migliorare e rendere più efficienti i propri servizi. Il digitale non è la finalità, piuttosto il vettore di questo cambiamento, in cui le necessità della popolazione sono la bussola che guida l’operato degli enti locali. Ne parliamo con: Paolo Camponovo, IT manager della città di Mendrisio; Albedo Bettini, ricercatore all’Istituto sostenibilità applicata all'ambiente costruito della SUPSI e responsabile del CAS Smart City.
Un supporto alla medicina legale - S03E02
Il CAS in infermieristica forense forma professionisti della salute in grado di produrre documentazione rilevante ai fini di inchieste e procedimenti. Queste nuove figure fungono anche da antenne sul territorio per identificare situazioni di violenza domestica. Nel 2024 in Svizzera 26 persone sono morte per violenza domestica, in gran parte donne. Un numero che interpella tutta la società e che si inserisce in una altrettanto drammatica statistica che, sempre nel 2024, riferiva di 21mila casi di violenza domestica registrati in tutta la Svizzera, in cui il 70% delle vittime erano donne. Il fenomeno della violenza domestica è affrontato con grande serietà dall’autorità politica. In Ticino, il Cantone sta attuando un Piano d’azione con un’articolata serie di misure, in cui si inserisce il CAS in Infermieristica forense, proposto dalla SUPSI in collaborazione con l’Istituto di medicina legale. L’obiettivo è formare infermiere e infermieri che siano in grado, nei casi evidenti o di fronte a lesioni sospette, di produrre una documentazione adeguata alle eventuali necessità del medico legale e alle inchieste giudiziarie. Ma non solo. Queste figure sviluppano competenze di accoglienza, ascolto e indirizzamento verso una rete di supporto le vittime non dichiarate di violenza domestica. Ne parliamo con: Cinzia Campello, docente-ricercatrice senior presso il Centro competenze psicologia applicata della SUPSI e responsabile del CAS in Infermieristica forense; Lorenzo Pezzoli, professore in psicologia applicata, responsabile del Centro competenze psicologia applicata della SUPSI e responsabile del CAS in Infermieristica forense.
Smettere di fumare s’impara - S03E01
Spegnere definitivamente la sigaretta non è un processo lineare, ma un percorso fatto di ricadute. I fumatori possono però contare su una rete di professionisti della salute pronti ad aiutarli a liberarsi dalla dipendenza alla nicotina. Il 23.9% della popolazione svizzera dai 15 anni in su fuma. Una cifra che sale al 25.7% in Ticino. Dati che nel tempo non riescono a diminuire: malgrado le campagne di prevenzione e una diffusa consapevolezza sui danni del tabacco, un marketing aggressivo e nuovi prodotti non riescono a far scendere il numero di tabagisti. Abbandonare la sigaretta è un percorso complesso, anche perché la nicotina è una sostanza che crea rapidamente un’elevata assuefazione. Non esistono ricette miracolose, piuttosto percorsi fatti anche di frustranti ricadute, in cui il tabagista deve trovare le proprie risorse e le proprie motivazioni per smettere. A supporto di chi vuole buttare la sigaretta, esiste una rete di specialisti in tabaccologia. Medici e consulenti che possono accompagnare nel percorso di cessazione di questa dipendenza. Una rete che si è consolidata nel 2022 con il primo CAS in Tabaccologia, formazione lanciata dalla SUPSI come una prima a livello svizzero e pronta ad essere riproposta ai professionisti della salute. Ne parliamo con: Dea Degabriel, dottoressa specialista in medicina interna generale e responsabile del centro competenza tabaccologia all’Ospedale regionale di Lugano (EOC); Elena Haechler, consulente di tabaccologia alla Lega Polmonare Ticinese; Mauro Realini, docente senior SUPSI e responsabile del CAS in Tabaccologia.
Stagione 2
È un mondo piccolo - In pratica #9
La globalizzazione ha reso il mondo più piccolo. Il telefono che avete in tasca ne è un buon esempio: disegnato negli Stati Uniti o in Corea, assemblato in Cina con componenti fabbricate con materie prime da tutto il mondo, al suo interno app sviluppate chissà dove. Un lungo giro per arrivare fin qui ed essere usato per un selfie o, perché no, per ascoltare un podcast che parla di formazione continua… Con le merci si sono spostate sempre di più anche le persone: chi spinto dalle opportunità, chi costretto dalle necessità, rendendo sempre più multiculturale la nostra società. La situazione è evidente soprattutto in contesti di socializzazione secondaria come la scuola. Se in passato in Svizzera si parlava di secondos e anni dopo di immigrazione dai Balcani, oggi si è ampliata notevolmente l’origine degli allievi, che ormai provengono dai quattro angoli del globo. Culture d'origine tanto diverse confrontano i docenti con nuove esigenze e prospettive e si prestano come occasione per immaginare nuove attività didattiche, ma non solo. Riflettere sulle diversità culturali, può fornire spunti per affinare l’approccio alle individualità di una classe, valorizzando le peculiarità di ogni suo singolo membro. In quest’ultima puntata di “In pratica” vi portiamo in giro per il mondo insieme a: Lorenza Rusconi-Kyburz: docente-ricercatrice al Dipartimento formazione e apprendimento / Alta scuola pedagogica SUPSI e responsabile del CAS Interculturalità e plurilinguismo nella scuola Alessia Masnari e Giulia Ferdani: docenti titolari presso le Scuole elementari di Molino Nuovo.
Il valore di un sorriso - In pratica #8
Quanto può far bene un sorriso? Nella vita di tutti i giorni già aiuta, pensate al suo valore all’interno delle mura di un ospedale, dove capita che la sofferenza fisica ed emotiva si intrecci con il tempo che rallenta o sembra non passare mai. Luoghi in cui la socialità indossa camici bianchi. Ora provate a immaginare come un bambino possa vivere tutto questo e, a seconda dell’età, essere consapevole di quello che gli sta capitando. In una simile situazione, una pausa di colore e leggerezza assume un grande valore, come una parentesi in cui l’attenzione si sposta sulla sorpresa, sulla fantasia e sull’incanto, non più sulla malattia e sul dolore. Quanto può dunque valere un sorriso? Anche per chi vede gli occhi del proprio figlio illuminarsi di un sincero stupore, quando dal corridoio non arriva, o non arriva solo, un medico o un infermiere, ma un Dottor Sogni, con il suo buffo e colorato travestimento. In Svizzera la Fondazione Theodora si occupa di formare artisti professionisti per diventare dottori e dottoresse Sogni, per poi organizzare visite settimanali negli ospedali e negli istituti per bambini con disabilità. Al microfono oggi abbiamo una di loro: la Dottoressa Principessa Wilma, al secolo Brita Kleindienst, attrice e regista. Con lei, Daniel Bausch, responsabile della Formazione continua all’Accademia Teatro Dimitri.
1 di 3